La massa

Testo La Massa – 1984/1985

Una serie una somma di numeri
un insieme di punti attaccati 
fenomeno strano fenomeno strano 
si sono magnetizzati

Un ammasso dove ogni molecola vive da sola 
a contatto di ogni altra molecola come
una serie una somma di uomini

Un insieme di uomini uniti 
fenomeno strano fenomeno strano 
ma sono ipnotizzati

U’inerzia caotica e opaca 
investita da strane correnti
da instabili flussi da moti sconnessi 
che lei non rimanda o non vuole
e poi assorbe 
diventa una massa una grande potenza neutrale

Una morbida spugna 
che da sola si ingrossa e vive la massa 
la massa è un terreno fangoso
che tutto sprofonda diventa confuso

La massa è passiva e abissale 
ingurgita il senso distrugge il sociale 
la massa è il silenzio
è il destino neutrale del plagio 
la massa è il contagio

La massa interrompe il circuito 
la massa è il neutro
la massa fa massa

La massa opacizza la luce
la massa rifiuta la fede rifiuta anche il male 
rifiuta l’attesa il mistero il sociale

Una morbida spugna 
che da sola s’ingrossa e vive la massa 
la massa è una palla informale
è molle e vischiosa 
è uno strano animale 
che tutto distrugge disperde


La massa è un computer avaro 
un gran buco nero in cui tutto si perde 
la massa è l’inerzia
è il cortocircuito
l’immobile orgia del rito
la grande energia negativa 
la massa è implosiva 
la massa fa massa

Una serie una somma di uomini
un insieme di uomini uniti fenomeno strano 
fenomeno strano ma sono neutralizzati 
fenomeno strano fenomeno strano
fenomeno strano

I didn’t know 2020 had a season 2

Di respirare la stessa aria di un secondino non mi va perciò ho deciso di rinunciare alla mia ora di libertà se c’è qualcosa da spartire tra un prigioniero e il suo piantone che non sia l’aria di quel cortile voglio soltanto che sia prigione che non sia l’aria di quel cortile voglio soltanto che sia prigione. È cominciata un’ora prima e un’ora dopo era già finita ho visto gente venire sola e poi insieme verso l’uscita non mi aspettavo un vostro errore uomini e donne di tribunale se fossi stato al vostro posto… ma al vostro posto non ci so stare se fossi stato al vostro posto… ma al vostro posto non ci sono stare. Fuori dell’aula sulla strada ma in mezzo al fuori anche fuori di là ho chiesto al meglio della mia faccia una polemica di dignità tante le grinte, le ghigne, i musi, vagli a spiegare che è primavera e poi lo sanno ma preferiscono vederla togliere a chi va in galera e poi lo scanno ma preferiscono vederla togliere a chi va in galera. Tante le grinte, le ghigne, i musi, poche le facce, tra loro lei, si sta chiedendo tutto in un giorno si suggerisce, ci giurerei quel che dirà di me alla gente quel che dirà ve lo dico io da un po’ di tempo era un po’ cambiato ma non nel dirmi amore mio da un po’ di tempo era un po’ cambiato ma non nel dirmi amore mio. Certo bisogna farne di strada da una ginnastica d’obbedienza fino ad un gesto molto più umano che ti dia il senso della violenza però bisogna farne altrettanta per diventare così coglioni da non riuscire più a capire che non ci sono poteri buoni da non riuscire più a capire che non ci sono poteri buoni. E adesso imparo un sacco di cose in mezzo agli altri vestiti uguali tranne qual è il crimine giusto per non passare da criminali. C’hanno insegnato la meraviglia verso la gente che ruba il pane ora sappiamo che è un delitto il non rubare quando si ha fame ora sappiamo che è un delitto il non rubare quando si ha fame. Di respirare la stessa aria dei secondini non ci va e abbiamo deciso di imprigionarli durante l’ora di libertà venite adesso alla prigione state a sentire sulla porta la nostra ultima canzone che vi ripete un’altra volta per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti. Per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti.

Life in a nutshell

Parto subito in quarta, con il piede sbagliato: incespico nelle parole, salto di palo in frasca. M’arrampico sugli specchi mentre attraverso un momento di confusione. Cammino su terreno minato e rischio di cadere nella mia stessa trappola. Corro ai ripari, ma faccio il passo più lungo della gamba e mi getto nello sconforto. Salgo in cattedra, scendo a compromessi. Giro intorno al discorso e, senza più fiato in gola, batto in ritirata.

Sento che sto per cambiare

Sento che sto per cambiare.

Nell’arco del crollo di un sogno, trasformo il mio stato vischioso di pupa ed evolvo in crudele farfalla.

Battibaleno, battito d’ali.

Salgo silente, e mi sporgo a guardare il passato. Non crisalide di falena ma di serpente. Muta.

Ora lo so. Ieri, forse, no.

Joyce Lussu – Vorrei sapere quando ti ho perso

Vorrei sapere quando ti ho perso
in quale data in che momento
forse quel martedì ch’ero triste
o un mese prima d’averti visto
forse quella domenica pomeriggio
ch’ero allegra e parlavo troppo di me
forse in una data remota
inesplicabile e ignota
come il tre marzo del millenovecentotré

.

Vorrei sapere dove ti ho perso
in che punto preciso della città
forse davanti ad un semaforo
forse in un bar o in una stanza
forse dentro ad un sorriso
forse lungo una lacrima
che colava giù per una guancia
forse tra le aureole gialle dei lampadari
sospese nella nebbia dei viali.

Dicono che piove

Piove, senti come piove
madonna come piove
senti come viene giu’!

Sta piovendo forte di nuovo, ma forte forte forte.

Dicono.

Meglio non bagnarsi, dicono. Stare a casa, tranquilli, a farsi raccontare quello che succede fuori.

E se esci, mi raccomando! L’ombrello! Anche se stai a casa, che potrebbe sgocciolare dal tetto, oppure qualcuno ti abbraccia, bagnato. Che sconsiderato!

Forse pioverà per sempre.

Dicono. 

O fino a quando inventeranno un mini ombrello da impiantare dritto dritto nel cervello.

Mi sa che rischierò, e uscirò con un vestito a fiori e un cappello di paglia, sola soletta.

Toh, un raggio di sole.

 

Pazienza

 

Tutto, tutto mi fa male, ogni parola

E allora non scrivo più.

Vi ricordate?  Era estate, eravamo in campagna e mi mettevate gli orecchini di ciliegia…

L’età dell’innocenza si è dissolta nell’aria viziata.

E l’acqua blu mi spettina i diti.

Voglio il diritto di essere spettinata. Una vita corretta, sì, ma con due dita di rum del peggior bar di Caracas.

Andrà tutto bene?

I don’t think so.