Libri sotto l’albero.

Miei adorati,  del Natale amo addobbare l’albero e ricevere regali, soprattutto in guisa di brillocchi. Essendo un donnino generoso, amo altresì farmi regali, soprattutto se sono libri. Quale strenna migliore da mettere sotto l’albero? Et alors, ecco qui i libri che mi sono regalata, arrivati tardissimo poiché la repubblica di San Marino, ove la sottoscritta risiede, non è Amazon friendly. Ho compensato il ritardo divorando i miei acquisti che vado tosto, e con piacere, a elencare.

Amici bloggers.

Valeria è una blogger che scrive poesie. Rettifico: Valeria è una poetessa che scrive in un blog. Preludio è un ruscello cristallino che riflette luce calda di sole e abbracci, baci e raggi che scivolano tra le fessure di tapparelle estive. Valeria sceglie con cura ogni parola e le sistema sopra uno squisito spartito musicale che scorre davanti ai nostri occhi e ci accarezza i piedini nudi:

Insistono le voci oltre la porta,

di là un giardino d’estate

e un coro di cicale spensierato,

i piedi incastonati reclamano

l’erba del giardino.

Nadia è Evaporata, e sono certa che molti di voi la conoscono. La bambina surgelata è il titolo della sua raccolta ed è uno dei racconti, rappresentativo di un universo surreale, a tratti grottesco, che ha come epicentro l’intenso e sincero amore di Nadia per la natura e gli animali. Nadia è un alieno, vive in un corpo umano ma anela a fondersi e confondersi con il fiato caldo di un branco di lupi, tra steli d’erba, in solitaria:

Sembravano consci di esaudire un desiderio di chi lo aveva reso disponibile.

Il desiderio di essere finalmente parte di un lupo.

Cibo per un lupo, dentro un lupo, diventando sangue di lupo.

Alessandra, non conoscere l’inno alla vita che è il suo blog è un sacrilegio! E se girassi dalle mie parti è un racconto che mi ha rivelato il suo lato noir, lasciandomi quasi spiazzata. Due protagonisti, la stessa storia narrata da due punti di vista, per sondare, attraverso una trama che gioca ai confini dell’estremo, i precari e delicati equilibrismi dell’amore:

Le mie calze rosso fuoco facevano capolino là sotto.

Facevo fatica a distinguere il mio odore dal suo: si erano mischiati tra loro e, pensate, era stata sufficiente una sola notte intera insieme.

Attraverso il suo blog, Walter mi ha abituato alle sue storie e ho gustato con piacere questa raccolta: Le storie di Walter, presentata in modo elegante, su bella carta ruvida dalla deliziosa copertina. I suoi personaggi si ritrovano spesso a scommettere sul proprio destino, l’ineluttabilità del finale scontato, l’occasione azzardata di mischiare le carte in tavola e rischiare il tutto per tutto. E mi sorprendo, tra le altre, con questa perla:

C’era il tempo di un giuramento evitato, di un anno rubato e qualche volta rimpianto.

C’è stato il tempo dell’amore e non più tempo per altro.

C’è stato il tempo dell’attesa di altro tempo.

C’è stato il tempo in cui ti trovi tra le braccia il tuo nuovo tempo. E il tuo tempo diventa il suo tempo.

Cari scrittori, intanto vi recensico qui, poi procederò su Amazon. Vi auguro tanti, tantissimi lettori!

Amici e parenti.

Antonio Caserta scrive e gira il mondo per lavoro. I suoi occhi hanno guardato dalle finestre di hotels a Dubai, Istanbul… o era Timbuctù? Ma il suo cuore torna a Cacciano, dove c’è casa. ‘U Milanese è una storia vera, di quelle storie sanguigne che ti scorrono nelle vene ed esplodono in fiotti drammatici e comici allo stesso tempo e tu, spettatore in prima fila, stai seduto in poltrona, a goderti lo spettacolo.

Prima della macchina, lo Snello fece partire lo stereo, le casse cominciarono a vibrare producendo un tuz tuz ritmato, il volume ero lo stesso della discoteca Smile di Benevento il sabato sera, il GTI partì facendosi prima e seconda sgommando.

Lo Snello era tamarro, e ne era fiero.

Lo sguardo intellettuale, la barba in-colta, il maglione intimista e una trilogia che, già dai titoli e dalle copertine (da lui disegnate), ci lasciano intendere che dovremo seguire una traccia rossa nel nero più profondo o su neve non più candida. Silvio Gerosa ci porta a Cesenatico, ridente località turistica dell’Adriatico, e ci mostra angoli sconosciuti e bui, ci fa spiare dietro le porte colpevoli d’incolpevoli case di campagna, tra saline immote e stazioni di polizia troppo indaffarate. Tanti personaggi ricorrenti da amare e odiare e, su tutti, vi legherete senza remore all’avvocato Paladini, vero e proprio attore protagonista della trilogia. Solo libri? No, sceneggiature pronte per lo schermo, con dialoghi cinematografici: leggere per credere!

Faticosamente, Apicella si solleva dalla sua poltrona e raggiunge l’avvocato con passi lenti e pesanti. “Stavolta si sono beccati almeno dieci anni?” Domanda, malcelando un ghigno malefico.

“Due. Con la condizionale. Cauzione già pagata. Ti rode il culo, eh, Apicella?” Ridacchia Paladini.

“Non mi libererò mai di quei tre disgraziati… Paladini, io alla prossima che combinano sparo alle rotule a tutti e tre. Anzi, quattro, tanto, sarà un bene per tutti.”

Moi medesima.

Oui. C’est moi. La vostra vedova preferita, che dismette la veletta e si presenta nella vita vera, fuori dal blog. Senza James, quel dommage! Un romanzetto breve ma intenso, una saga familiare che racconta intricati legami affettivi, separazioni e riunioni ad alto tasso emotivo nella cornice leggiadra e lacustre di Villa Silvana. Per chiunque sia interessato: vi metto il link per acquistarlo su Lulu. Su Amazon trovate la versione kindle, ma presto sarà disponibile anche in formato cartaceo.

Voi ne conoscete qualcuna? Parlo di quelle persone che sembrano appartenere all’altrove, a un universo parallelo ma distante eppure, anche se ne percepiamo il misterioso esotismo, ci appaiono come gemme incastonate a misura nello scenario perfetto, allestito apposta per loro: un palcoscenico scintillante, che mostra colori primari solo in loro presenza per poi tornare a sfumare quando le stelle abbandonano il set.

Le parole (da leggere) non sono mai abbastanza!

Foglia che scivola lieve tra fessure (fine)

Call me a thief

There’s been a robbery

I’ve left with her heart

Tore it apart

Made no apologies

-Thief- Ansel Elgort

Miei cari, vorrei essere in grado di spiegarvi l’emozione che uno scassinatore prova al cospetto di una cassaforte sconosciuta: comincia con l’accelerazione del battito, prosegue con una scossa bollente che risale la spina dorsale, e culmina in una frenesia che ti fa pizzicare tutti e dieci i polpastrelli, rendendoti felice dell’attimo.

Siamo in una piccola stanza occupata soltanto da un oggetto particolare e prezioso, noto a tutti i ladri degni di questo nome: “L’arciere di Hisashige… la marionetta rubata dal museo Seiko l’anno scorso… quale meraviglia!” Esclama James con le lacrime agli occhi.

“Un ingegnere geniale del 1800, capace di creare meccanismi ancora funzionanti, usando pressione idraulica, gravità e pompe ad aria. L’arciere scocca la freccia, ma sospetto che questo oggetto di precisione nasconda un misterioso tesoro.” Mi lecco il labbro superiore e pregusto la sfida.

Mi inginocchio davanti al reperto e comincio a tastare con delicatezza le pareti della parte inferiore, grande quanto un comodino. Chiudo gli occhi e lo lascio parlare: sembra un oggetto immoto, ma la sua superfice respira, risponde al mio tocco, si lascia esplorare, rivelando infinitesimali pieghe simili alle rughe sottili di una bella signora.

Mi scappa un sospiro e Jonathan, l’uomo che mi ha insegnato il mestiere di scassinare e che ha scassinato il mio cuore, irrompe, non desiderato, nella mia mente, oliando le rotelle arrugginite della porta dei ricordi e mettendo in moto meccanismi che avevo messo in pausa da tempo. La sofferenza mi batte in testa, ma James s’inginocchia al mio fianco senza dire una parola.

Espiro una lunga boccata d’ossigeno e mi concentro. La porta dei ricordi si richiude, e Jonathan torna al suo posto: un luogo sconosciuto, dove non posso afferrarlo. Cari amici, so che ho lasciato in sospeso il racconto della nostra storia d’amore, ma prima o poi cercherò di rimediare.

Quando smetterà di fare male.

Premo due punti delle pareti che sembrano più morbidi, e il meccanismo si mette in moto: l’arciere posiziona la freccia e scocca. La freccia manca il bersaglio e cade a terra. Chiudo di nuovo gli occhi e le mie mani diventano un tutto unico con il legno laccato, scivolando lungo le sue minuscole insenature. Dopo tre bersagli mancati, i mignoli sfiorano due linee opposte ma identiche; esercito la stessa pressione su entrambi i lati e l’arciere scocca la freccia che va a colpire il centro perfetto. Mi scosto, e ai piedi della marionetta si socchiude un cassetto nascosto. Lo apro senza fretta: all’interno, la pergamena arrotolata.

La sfilo, compiacendomi delle mie abilità, e ammicco al mio maggiordomo, che si limita a fare un leggero cenno d’assenso con il capo. Torniamo nella biblioteca dopo un ultimo sguardo di rammarico nei confronti della marionetta, dispiaciuti per essere costretti a lasciarla alle nostre spalle, e troviamo Mikako seduta composta su un cuscino di seta, intenta a suonare il violino: “Il trillo del diavolo”, ci comunica, soddisfatta, in nippo-italiano.

Come fossimo in una seduta spiritica, si materializzano i gemelli, in evidente stato di affaticamento.

“Hisashiburi desu (da quanto tempo)!” Trilla Mikako senza smettere di suonare, e i gemelli si allertano. Poi, notano la pergamena tra le mie mani, e comprendono che la cugina non rappresenta un ostacolo.

“Suggerirei di andarcene.” Dice James con voce soave, e ci avviamo verso la porta, ma, all’entrata, un bellicoso zio Masamune domanda vendetta. Al suo fianco, una donna con il viso fasciato, vestita in abiti insoliti, prende visione della situazione senza emettere un suono.

“Zia Kikyo…” sussurra Sousoke, e il viso già pallido si scolora in cera.

La donna apre la bocca e uno strillo lancinante da Banshee esce dalle sue labbra, ferendoci le orecchie; in contemporanea, Masamune allarga le braccia e lancia la sua devastante onda d’urto.

“Non riusciremo a evitare entrambi i colpi!” I gemelli ci difendono dall’arma sonora di Kikyo, mentre l’aria sembra flettersi sotto la forza immane dell’attacco del vecchio. Ma James avanza deciso verso l’uomo, riproducendo alla perfezione i complicati movimenti delle mani, eseguiti dai gemelli, che avevano fermato l’onda letale sferrata da Masamune la volta precedente, rendendola innocua.

“James, come hai fatto?” Esclamo, ma non sono così sorpresa.

James fa un piccolo inchino: “Sono stato informato che alcuni lettori si sono lamentati delle mie prestazioni. Un buon maggiordomo non deve mai deludere gli ospiti di Madame.”

Scrollo la testa senza veletta, esposta alla commozione: “Non ti conoscono come ti conosco io. Tu non mi deludi mai, caro James!”

I nostri avversari sono di nuovo in posizione d’attacco. Sousoke dice qualcosa all’orecchio del fratello e, intanto, ci lancia un’occhiata eloquente con la quale ci esorta ad avvicinarci. Io e James ci posizioniamo ai lati dei gemelli che, al suono malinconico del violino, ci prendono per mano.

Nel tempo di un si bemolle, siamo altrove. Mi arriva solo il suono dell’urlo di Masamune Ren e la risata isterica di Mikako.

“????” Esclamo in non ricordo quale lingua, esterreffatta per essere faccia a faccia con Kurosaki Ichigo, nella rete fognaria sotterranea di Kyoto, esattamente dove lo avevamo lasciato.

 I gemelli rispondono all’unisono, sorridendo con la loro innocenza di bimbi. “Tecnica della foglia che scivola lieve tra fessure.” Traduce Ichigo.

James controlla il cronometro da polso: sono le due di notte. Esegue un rapido calcolo mentale e annuncia con sussiego: “Milady, teatime!”

– Fine –

Vi consiglio con tutto il cuore di visionare il seguente video: capirete il funzionamento geniale dell’arciere e la bellezza di queste marionette.

N.d.v. (nota della vedova): L’arciere non è stato rubato da nessun museo, non ha cassetti segreti (credo) e ha dimensioni molto più ridotte di quelle da me descritte, ma sono licenze artistiche funzionali al racconto. Voilà!

 

 

Foglia che scivola lieve tra fessure (parte quarta)

 

«Anastasija, non essere così dura con la povera Mikako. E’ disturbata, poverina»
«Disturbata, dici, disturbata? Quella è matta da legare, altro che disturbata! Se avessi lasciato fare a me, a quest’ora non sarebbe ancora in giro a far danni, e non ci troveremmo in queste condizioni!»

– Una birra per Olena – L’uomo che voleva essere grave (Giò, ho preso in prestito Mikako, spero non ti dispiaccia!)

Miei adorati, mi sono trovata più di una volta in situazioni ad alto tasso adrenalitico, ma devo confessare che, in presenza di Masamune Ren e della sua aura densa e minacciosa, ho sperimentato il puro terrore: nonostante la corporatura minuta e l’età avanzata, lo zio dei gemelli emana una forza immensa, che mi costringe a sentirmi come ghermita e stritolata in una morsa che mi immobilizza contro la parete. Neanche la Queen possiede un simile potere persuasivo!

Al mio fianco, James si trova nella medesima condizione; riusciamo a sfiorarci la spalla, e il contatto è sufficiente a riprendere il controllo del corpo e della mente. Davanti a noi, i gemelli sono due guerrieri inesorabili, pronti a colpire. Provo un moto d’orgoglio, quasi fossero miei figli. James è ancora più compiaciuto e non riesce a trattenere un sorriso sornione.

Masamune resta seduto sul divano rosso e lancia un’occhiata sprezzante verso di noi: “Vi siete abbassati a chiedere l’aiuto di due stranieri… che vergogna!” La sua voce è una cantilena insolente, volta a indebolire le nostre difese. Non abbiamo bisogno di traduzioni per comprendere il messaggio.

Solleva le braccia in un gesto lento ed elegante, come un direttore d’orchestra che si prepara a dirigere l’attacco di una sinfonia letale. Le braccia si aprono e lanciano con forza una potente onda d’urto che ci raggiunge fin quasi a farci perdere l’equilibrio, mentre i gemelli eseguono una sequenza velocissima di movimenti con le dita che annulla l’invisibile ma devastante offensiva.

Il vecchio sghignazza: “Allora il mio defunto fratello non era un completo fallimento: vedo che vi ha insegnato l’arte del ninjutsu ninja!”

“State bene?” Ci domanda Sousoke senza voltarsi.

“Sì.” rispondo, e mi guardo attorno alla ricerca di una via di fuga. Smetto di respirare: in fondo alle scale, una giovane donna in kimono e con una lanterna accesa in mano ci fissa inespressiva.

Con James ci prepariamo a reagire, ma la donna sorride e si mette l’indice davanti alla bocca; con un cenno del capo, ci invita a raggiungerla. Getto un’occhiata ai gemelli: sono impegnati in una lotta estenuante e serrata con lo zio, a base di misteriose tecniche ninja.

Approfittiamo della situazione e scendiamo le scale, determinati a usare le nostre tecniche di combattimento qualora venissimo attaccati. Con nostra sorpresa, la giovane mormora qualcosa in un inglese stentato ma comprensibile: “Sono Mikako, la cugina dei gemelli. Seguitemi, e avrete salva la vita.”

Con il suo kimono a fiori scarlatti, la frangetta nera e la pelle candida, Mikako sembrerebbe una kokeshi, la tipica bambola portafortuna di legno, se non fosse per lo sguardo fisso, a tratti febbrile, che mi spinge a non abbassare la guardia. Con piccoli passi felpati, ci conduce in una vasta sala dalle pareti occupate da librerie alte sino al soffitto.  Si avvicina ad una scansia, estrae un libro e un impercettibile scatto muove un’intera scaffalatura, rivelando un passaggio segreto.

Mikako ci regala occhi spiritati, e il sangue mi si gela nelle vene: avete presente i film horror giapponesi? In quel momento, comprendo perché, dopo aver visto The ring, sono stata sveglia tutta la notte. Gosh, quel pozzo!

“Detesto Masamune Ren, mio padre”, ci confida, e il suo viso è di nuovo senza espressione: “Ha ucciso Kaori-san, la mamma dei gemelli, che suonava il koto in modo sopraffino.”

Tiro un sospiro di sollievo, e James si lascia prendere dall’empatia: “Sarà stato terribile anche per lei, Mikako-chan…”

Gli occhi della giovane si rimpiccioliscono come capocchie di spilli e la voce diventa un perfido sibilo: “Sono io l’unica artista della famiglia! E sono io l’unica che doveva uccidere Kaori-san!”

James e io ci scambiamo un’occhiata che vale mille imprecazioni, ma manteniamo il nostro british aplomb. Sto valutando se eliminare la musicista folle con un colpo di karate sulla nuca, ma Mikako ferma sul nascere le mie elucubrazioni. La voce è di nuovo asettica, l’espressione svanita in un soffio di petali di ciliegio: “Lì dentro c’è una cassaforte inespugnabile, e contiene la pergamena dei gemelli.”

Ci fa un inchino e, con la mano, ci invita a entrare: “So chi siete e conosco le vostre imprese. Prendete la pergamena: non esiste vendetta migliore contro mio padre. Cercate di non deludermi.”

Sorrido con furbizia e mi infilo nel passaggio segreto. James ricambia l’inchino e mi segue.

Finalmente si va in scena.

Ci vediamo per il gran finale!

 

 

Foglia che scivola lieve tra fessure (parte terza)

Non muoverti. Non muovere un muscolo. Se ti muovi, ti uccido. Se usi il Nen, ti uccido. Se gridi, ti uccido. Se hai capito, allora chiudi piano gli occhi. Ti mostrerò cosa succede a non mantenere la propria parola. Ora guarda il mio riflesso allo specchio e ascoltami. Né io né i miei amici dobbiamo rivedere la tua orrenda faccia. E che questa sia una promessa.”

 – Killua: Hunter x hunter –

Miei fedelissimi, se non fosse stato per le conoscenze di Kurosaki-san, non saremmo mai riusciti a districarci attraverso le contorte vie sotterranee di Kyoto che ci permisero di giungere all’interno della fortezza Masamune senza passare dal via (nella fattispecie: la gigantesca muraglia intorno alla casa e il portone mastodontico tipo gioco di ruolo con indovinello).

La famiglia Masamune non amava tenere un profilo basso: l’enorme costruzione dai tratti sinistri ma solidi, immersa in una fitta boscaglia e protetta dal muro di cinta, suggeriva senza mezzi termini che i suoi abitanti pescavano nel torbido e non temevano interventi esterni mirati a interferire nei loro affari. Qualcuno aveva tentato di mettere i bastoni tra le ruote, ma era stato ritrovato altrove in guisa di salma.

Mentre ci muoviamo tra le reti fognarie della città, chiediamo qualche delucidazione sulla famiglia dei gemelli. Sousoke è ormai a suo agio in nostra presenza e ci racconta: “Masamune Ren è il fratello di nostro padre, che ha fatto uccidere per derubarci della pergamena contenente la tecnica segreta della foglia. I Masamune si sono divisi in due quando la famiglia di Ren ha abbandonato il credo dei ninja per abbracciare la criminalità. La tecnica segreta è stata affidata a mio padre, uomo retto e meritevole, ma zio Ren, desideroso di apprendere la tecnica per usarla a suo uso e consumo, non ha esitato a eliminare sia lui che nostra madre. Se noi ci siamo salvati, è solo merito della foglia leggera, che ci ha permesso di sgusciare senza essere visti e fuggire.”

Gli occhi di Sousoke brillano nel buio quando conclude il racconto: “Noi gemelli abbiamo un solo obiettivo: riprenderci ciò che ci appartiene e vendicarci di Masamune Ren, anche a costo della nostra vita!”

Kurosaki-san ci impedisce di indugiare nel gomitolo di emozioni srotolato dalla voce del piccolo orfano: “Siamo arrivati alla fine del nostro percorso. Ci troviamo esattamente sotto l’abitazione dei Masamune. Questa grata ci condurrà nel seminterrato.”

I gemelli si piazzano davanti alla grata con un’espressione decisa e Sousoke ci intima di non fare un altro passo: “Voi resterete qui di guardia. Al resto pensiamo noi.”

Con la leggiadra destrezza di un vero maggiordomo, James si accosta ai gemelli e li solleva di peso, imprigionandoli nell’incavo delle sue braccia. Io metto un dito davanti alla bocca e silenzio le evenutali rimostranze: “Kurosaki-san resta di guardia. James e io non sapremo usare la tecnica della foglia, ma siamo piuttosto bravini a gestire una rapina.”

“Avevate promesso…” Ryunosuke mette il broncio, mostrando per la prima volta la sua età acerba.

“Sono certo che vi saremo d’aiuto. Parola di maggiordomo!” Sussurra James con un sorriso materno. In quell’istante, compresi che James sarebbe diventato una meravigliosa mamma chioccia.

“Muoviamoci!” Taglio corto io, e rimuovo la grata.

Diamo le ultime disposizioni a Kurosaki e ci avventuriamo verso l’obiettivo, strisciando attraverso l’ultimo tratto di sotterraneo e sbucando nelle buie cantine della casa.

Smettiamo di parlare e continuiamo a comunicare attraverso gesti stabiliti durante l’elaborazione del piano. I gemelli si muovono sicuri verso la scala che ci permetterà di salire al secondo piano. E’ notte fonda e tutto è silenzio.

“Sono sicuro che la pergamena si trova nell’ufficio dello zio. La porta è in fondo al corridoio.” Sousoke striscia lungo le pareti e imbocca il lungo corridoio illuminato dalla tenue luce delle nostre torce elettriche.

Mancano ancora diversi metri prima di arrivare alla porta dell’ufficio, ma il cono di luce inquadra un’immagine che promette di mettere alla prova le nostre abilità. Davanti all’uscio a due battenti, un piccolo divano ostruisce l’entrata. Quancuno è seduto sul divano.

Ci incolliamo alla parete e ci immobilizziamo, ma una vocina stridula ci accoglie festante: “Vi stavo aspettando, miei cari nipoti. Vedo che avete portato degli ospiti!”

“Zio…” Mormorano i gemelli all’unisono, mentre James et moi ci scambiamo un’occhiata d’intesa. Spegniamo le torce, e il corridoio cade nell’oscurità.

– Continua –

Vi assicuro che questi giapponesi sanno il fatto loro in fatto d’intimidazione. Non vedo l’ora di raccontarvi il seguito!

 

 

Foglia che scivola lieve tra fessure (parte seconda)

Alla fine, scuola e prestigio non contano nulla… che sia in un limpido ruscello o in un fiume fangoso, il pesce che nuoterà nella giusta direzione crescerà splendidamente.

Kurosensei – Assassination classroom

Miei adorati, prima di continuare la storia dei gemelli, vorrei introdurvi brevemente nel mondo, sconosciuto ai più, dei manga (fumetti) e anime (cartoni animati) giapponesi. In questo mondo, il giapponese si rivela essere razza crudele, e le vicende narrate sono di efferata crudeltà. I bambini nei manga hanno sempre un’infanzia tragica, e se sei genitore in un manga, prega: al novanta per cento, avrai vita breve e perirai a seguito di morte violenta tipo incidente, quasi sempre provocato da un camion di passaggio ad alta velocità. Non un camion, ma IL camion, presenza così immanente da essere diventato un personaggio vero e proprio con un suo nome: truck-san (signor camion). Se stai leggendo un manga shounen (dedicato a un pubblico di ragazzi, perciò avventuroso e con scene di combattimento), il nostro giovane protagonista dovrà vendicare la famiglia sterminata da qualche nemico perfido e potente.

Non stupitevi: dopo una decina di manga e anime, vi abituerete. E il passato tragico dei gemelli vi sembrerà il preambolo classico di una tipica storia giapponese.

Perciò, eccoci qua, seduti per terra in ginocchio, a studiare una strategia per rientrare in possesso della pergamena preziosa appartenente ai genitori dei giovani orfani, contenente la tecnica segreta della foglia e depredata dalla spietata famiglia Masamune.

James, a suo agio come non mai in un kimono rosa dai delicati disegni di farfalle e fiori di ciliegio, ci prepara il té seguendo alla lettera i rigidi dettami del cha no yu, la cerimonia del té,  nel più assoluto silenzio. Al termine, mondati e focalizzati sul presente, siamo pronti con un piano azzardato e rischioso. Obiettivo: la fortezza Masamune.

“Veniamo anche noi”. Sousoke, il più audace dei gemelli, sembra non avere nessuna esitazione. Ryunosuke, taciturno ma non meno determinato, si limita a fare un cenno di assenso con il capo.

“Jamais!” , dico io, perentoria: “Troppo pericoloso!”

Sousoke, nel tempo di un battito di ciglia, si alza in piedi, estrae un pugnale nascosto dietro la schiena e si posiziona alle mie spalle, tenendo la lama premuta contro il mio collo.

James sta per balzare, ma lo fermo con un’occhiata eloquente; il gemello molla la presa e torna a sedersi accanto al fratello.

“E sia…”. E’ la mia parola finale.

Ci scambiamo sguardi muti ma carichi di emozioni: fermezza, coraggio, fiducia. Vendetta. Kurosaki Ichigo, la nostra guida della Kyoto sotterranea, apre una cartina sul basso tavolo al centro della stanza e ci mostra la via. James spolvera l’ultima tazza, poi passa agli attrezzi del mestiere: il necessaire di uno scassinatore professionista. Sousoke si avvicina e accarezza con mano tremante il metallo scintillante e le ruvide corde, mentre gli occhi gli brillano di entusiastico stupore.

“He’s a natural”, sussurra James con un moto di paterno compiacimento.

“Voi ci accompagnerete fino alla fortezza Masamune”, dice Sousoke seguendo il tracciato sulla cartina con il dito: “Al resto, penseremo noi”.

Incrocio le braccia con un ghignetto sarcastico, mentre James arrota una lama senza scomporsi.

Sousoke fa un cenno al fratello che si solleva in piedi e incamera ossigeno in un profondo respiro.

Infine, balza. Pochi secondi, quattro agili piroette attraverso la stanza con la porta chiusa senza emettere neppure un suono. E sparisce.

Sbigottiti, restiamo immobili nelle nostre posizioni: io, con le braccia conserte e la bocca spalancata, James con il panno a mezz’aria e Ichigo con l’espressione attonita della mucca che guarda il treno.

Il rumore di nocche contro un vetro ci porta a volgere lo sguardo verso la sorgente del suono: dietro la finestra, Ryunosuke, per la prima volta da quando lo conosciamo, sorride. Un sorriso candido e splendido di bimbo.

– Continua –

Alla deriva

Opera di Moki Mioke

Dans les clapotements furieux des marées
Moi l’autre hiver plus sourd que les cerveaux d’enfants,
Je courus ! Et les Péninsules démarrées
N’ont pas subi tohu-bohus plus triomphants.

Dentro lo sciabordare aspro delle maree,
l’altro inverno, più sordo di una mente infantile,
io corsi! E le Penisole strappate dagli ormeggi
non subirono mai sconquasso più trionfante.

Le bateau ivre – Arthur Rimbaud

Quando mi corre acqua antartica dal cervello al plesso: un gelido mare diafano che s’infrange e scroscia contro gli scogli dei polmoni, dove il mio respiro naufraga. Dura la metà di un anno la notte senza falce che mi s’affaccia dentro, in un nero che dimentica sogni di aurore boreali.

Poi, si sollevano incontenibili maree d’inquietudine, e l’abisso comanda di guardarmi i viscidi fondali bui, cimitero d’oblio, lasciati inesplorati dall’urgenza di vivere. Frenetica illusione di ricordi archiviati; forzieri colmi, seppelliti sotto due decadi di sabbia, il fianco squarciato di un veliero ammutinato, mute carcasse di cattivi pensieri.

Infine, la bonaccia mi sorprende affranta, stremata dall’inverno che mi doleva il cuore; resto a galla immobile, a occhi aperti su troppa luce e sete. L’ultima risacca di scontento si ritira a riva, rivelando rifiuti, conchiglie scheggiate e alghe. Stralci di frasi non dette, qua e là, come balene spiaggiate. Desideri guasti, incrostati di mitili gibbosi. Qualche no, qualche sì, tanti forse: ciottoli inutili. Inzuppata agenda di numeri d’ombre, e fantasmi.

Mentre i gabbiani gridano.

‘Nu jeans e ‘na maglietta

Hi, everyone!

Sapete quanto io sia a favore della libertà di espressione del proprio sé: non è possibile catalogare le migliaia di sfumature che disegnano la nostra identità e non esiste tabella in grado di definire e circoscrivere l’unicità di ognuno di noi. L’abbigliamento è il nostro biglietto da visita quotidiano, perciò: basta divise, abbracciamo la gioia di abbattere gli stereotipi e indossiamoci!

Ma questo no, non ce la fo, gnornò gnornò!

Leggo da Vogue:

Insomma, adesso lo sapete, il foulard è ormai sdoganato come accessorio del guardaroba maschile ed è possibile abbinarlo ad outfit street o più eleganti. Siete pronti a provarne uno?

Miei adorati, attendo con ansia la vostra risposta.

In alternativa, se tira un lieve refolo di tramontana, potete optare per questa soluzione che gratifica qualsiasi corporatura e mette in risalto, con un effetto ti vedo e non ti vedo, il lato migliore del vostro volto:

Quando è l’establishment a sdoganare qualcosa, non è più libertà di espressione, ma il solito gioco di specchi che ci fa credere di essere giovani ribelli, padroni delle nostre scelte e del nostro gusto. Voilà.

P.s.: James ha letto il post e ha sollevato di un millimetro l’angolo del labbro superiore. Ammetto che nessuno riesce a indossare un turbante con la stessa classe di James, e questo dimostra che non esistono certezze immutabili a questo mondo, n’est-ce pas?