Alice

Non son stata io, io in persona a levarmi questa mattina? Mi pare di ricordarmi che mi son trovata un po’ diversa. Ma se non sono la stessa dovrò domandarmi: Chi sono dunque?

Sbatte una porta nella mia testa, nel sottotetto di ingovernabili ricci che danno su plumbee distese di tavole vuote. Nuvole bianche, senza parole, neppure una bozza di trama.

Vento di buriana in cassa, tra i polmoni silenti che aspirano a fresche boccate ma respirano gelidi Uràli.

In pancia ho lasciato qualcosa sul fuoco, forse castagne dal cuore bruciato, o  il taglio migliore di un dolore mostruoso, stracotto nel rosso del mosto.

Stridono i freni dei nervi,  piedi che slittano su ghiacci in pendenza di strada nel bosco, la meno battuta.

Non scelta: deviai.

Puntavo a levarmi come sole che sorge, ma persi la bussola e anche il mio est.

DisOriente.

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Torno subito

Miei adorati, che dire?

Potrei dirvi che sto organizzando una rapina che richiede una preparazione certosina.

Oppure potrei dirvi che non ho nessuna intenzione di diventare il cane da guardia della Queen, perciò preferisco darmi alla macchia, in attesa di trovare una nuova casa, una nuova veletta, una nuova identità.

Potrei dirvi che James si è trasferito in casa Rana, lasciandomi con le pive nel sacco e senza più una ragione di vita.

Posso dirvi che il mio chakra della comunicazione attraverso la scrittura, da un po’ di tempo, è otturato come un tombino in autunno: pieno di foglie secche, aghi di pino, cartacce con la lista della spesa, appunti con l’inchiostro antipatico.

La veletta comincia a pesarmi, ad annoiarmi; forse è ora di scendere dai tacchi e cambiare abito. Sotto il vestito? Je ne sais pas! Devo ancora arrivare all’ultima matrioska, quella che non si apre.

Vado.

E torno.

Vabbè, per ora vado. Au revoir!

 

Raoul, il miglior d.j. della Romagna, ciò!

Questo è un mio vecchio post di un mio vecchio blog di una mia vecchia vita, e lo dedico al mio vecchio (ahahahahah) amico Giò, che lui sa di cosa parlo…

Qui viene fuori tutta la mia romagnitudine, parbleu!

Oggi è un bel giorno per morire!

Il Raoul non è uomo che si tira indietro se una donna gli si struscia contro, durante una serata al Piteco o alle Cupole di Castel Bolognese. Prende su volentieri, ci fa un giro di valzer, e poi… a t’salut, saionara, gubai! Le donne lo sanno, ma non smettono di ronzargli intorno come gli sciami di moscerini nelle valli di Comacchio.

“Nessuna donna mi ha mai visto per due giorni di fila, neppure mia madre”, questa è la frase che rifila alle femmine troppo insistenti. E meno male, perché altrimenti ci sarebbe un ingorgo tale che ci vorrebbe un vigile a dirigere il traffico!

Perché il Raoul è lunare, pallido, nero. Con due occhi color muschio imperlato di bruma notturna che se ti ci scontri ti commuovi. E ti fanno cascare la mutanda anche se non vuoi. E poi ti caccia su della musica, boia d’un dio lédar, che balleresti fino a svenire in pista! Perché il Raoul è il dj migliore della Romagna, figlio di tanto padre e di tanta madre: Luana e Celso, famosi in tutta la riviera per l’omonima band di vero liscio di Romagna, ciò!

“Il mio primogenito si chiamerà Raoul”, aveva giurato Celso sul suo sax quando aveva salutato l’Orchestra Casadei per mettersi in proprio, “E succhierà latte e lisssio!” E così fu.

Ma il Raoul era spirito libero, zingaro della notte e unico proprietario di se stesso: a sei anni sapeva già suonare “Ciao, mare” con tutti gli strumenti, ma a quindici scappava dalla finestra per andare a sentire suonare il dj Mozart alla Baia di Gabicce con é Zighitòun, il cecatone, che non vedeva bene ma era maggiorenne e c’aveva la Diane.

Ora ci va lui a suonare alla Baia. E anche in balera. E al Pamela.

“Ogni musica suona la sua verità”, spiega all’Alieto con quella sua voce rauca, bassa, impastata di note, notte, alcool e baci, “Ogni donna suona una canzone, e ogni canzone compone lo spartito della vita!”

Alieto gli versa un Glen, si sporge dal bancone e, indicando la Liscbet******* che spantera al centro della pista, sussurra:  “E la Lisbect quale suona?”

Raoul butta giù tutto d’un fiato, si spara in faccia la sua espressione da schiaffi, quella da puttana e filosofo, e sentenzia: “La Lisbeth suona la mia stessa canzone…per questo è pericolosa!”

Siamo nel tardo pomeriggio. Il Raoul si sveglia e butta un occhio al poster del suo film preferito: “Il Piccolo grande uomo” col Dastin Ofman. Si piazza a gambe larghe in terrazza, nudo come mamma lo ha fatto (ed è tutta roba buona), si accende una paglia e, come ogni giorno, grida il suo credo al mondo.

Oggi è un bel giorno per morire!

PBPT: Più Balere Per Tutti!

********La Lisbeth è la mia adorata compagna di merende, che scriveva sui blogs e che ora, ahimè e ahivoi, non scrive più. Ma è sempre la mia adorata.

Ahi Settembre, mi dirai, quanti amori porterai

Miei amatissimi e trascurati (da moi) lettori, siccome sono lazy e busy, vi ripropongo una mia tirata di quelle da sopracciglio alzato e boccuccia corrucciata, perché è bello non scrivere un tube e criticare the world around come se non ci fosse un domani. Appunto. Viviamo l’attimo. Ma viviamolo, parbleu!

Ed eccoli piombare su di noi, come un’invasione di locuste, gli articoli sull’arrivo di Settembre.

Neppure il tempo di godermi i ritocchi dell’abbronzatura laddove è più periglioso (tutta la zona laterale, il collo, i sottochiappe), gustandomi un prosecchino al tramontar del sol, pronta ad aprire wordpress e trovare animi garruli e rilassati, lieti di condividere gli effetti positivi del dolce far niente, e invece…

Zac!

Settembre, tempo di bilanci. Settembre, il mio Capodanno, Settembre, per partire con il nuovo me stesso/la nuova me stessa 2.0., Settembre, che palle, l’estate sta finendo e un anno se ne va…

Mi domando: ma che tutti abbiano avuto delle vacances de mèrde, durante le quali nulla abbia minimamente alleggerito i loro spiriti grevi e mosci? E cos’è questa mania di fare bilanci: a settembre, a capodanno, il lunedì, dopo una separazione, dopo la fine dell’ammmore, dopo la fine di Grey’s anatomy, etc. etc. etc.?

Dov’è finito il buon, caro, abusato Carpe diem? Sempre a criticar se stessi per le cose sbagliate, perdonandosi le vere mancanze, e sempre, sempre a lamentarsi, vivaddio! Porgo le mie lamentele a chi si lamenta, voilà!

Ora posto, moi aussi, il mio articolo su Settembre. Svolgimento: miei cari, oggi è il 6 settembre. E c’è il sole.

E anche se piovesse…un filo di trucco, un filo di tacco, uno champagnino. Ça, c’est tout!

 

Life in plastic is fantastic: when trash becomes cult

Miei compagniucci di giochi, eccomi pronta a fare un nuovo outing, intimo e doloroso: tutta questa plastica comincia a piacermi. Voilà, mi sono confessata! Ma non è la plastica in sé, quanto il gusto sottile e perfido che mi dà il constatare che non c’é limite alla perversione umana, soprattutto in estate e soprattutto in vacanza. Una conferma, una delle poche certezze della vita.

E ora, via con una carrellata di plasticose oscenità!

Questo è per il mio caro Sephiroth: ti eri illuso di averlo evitato, vero? E invece: voilà! Il toro meccanico di plastica, dalle dimensioni inaudite e inutile quanto un gossip sulle Kardashian.

Il coso brutto che vorrebbe essere cigno ma sembra un medio alzato (e il medio è quello che si merita).

Perché no? C’è forse un limite al buon gusto?

Main non, ca va sans dire!

C’è pure l’evento, l’happening, il party, naturalmente in America, dove migliaia di decerebrati si strizzano in mezzo alla plastica variopinta mentre l’unico neurone condiviso, incapace di gestire la situation, chiede il mayday e abbandona il campo di battaglia.

What can I say?

Eppure… eppure… tutta questa plastica ha risvegliato la bambina che c’è in moi, la ragazzina che leggeva favole mentre fuori infuriava la bufera…

Giò, mio statuario amico, tu che volevi il frigobar… champagnino assicurato, altro che toro meccanico!

Per chi, come me, è lazy nel midollo, c’è pure il telecomando.

Pour finir, questo è per me: no, non il brillocchio di plastica (niente di più nauseabondo). Quello al dito, dai mille carati!

Perché life in plastic is fantastic (vero, Sara, darling, tu sì che te ne intendi di tutto ciò che è effimero), ma (anche se non sembra) l’estate sta finendo e un anno se ne va, e se non hai qualche brillocchio da parte, ti tocca sudare anche in inverno, parola di ladra!

Life in plastic is fantastic: raccapriccianti aggiornamenti

Miei adorati, venite a me, osservate e restate basiti di fronte all’ennesima, meravigliosa vaccata in plastica che la ridente riviera mostra con sprezzo del buon gusto e a rischio della vita (sfido chiunque a non essere un filino superstizioso). Ho detto che l’umanità è destinata all’estinzione? Et voilà, prepariamoci con classe e, nonostante tutto, carpe diem!

E’ estate, volete prendere il sole, sguazzare e svaccarvi ma non volete rinunciare alla vostra immarcescibile inclinazione alla depression? Questo è il materassino che fa per voi: “Pink death”, la morte rosa, per non dimenticare mai che siamo foglie caduche, lievi fuscelli tremanti nella tormenta della nostra mortale esistenza. Pagliacci col sorriso sulle labbra e la lacrima che ci riga la guancia imbellettata.

Soprattutto, siamo tanto, tanto cojoni.