Il ritratto di Mrs. White

La veletta nasconde il guizzo ironico di un mio sguardo in tralice, il principio di sorriso che la stoltaggine mi suscita (o l’inizio di sbadiglio), l’arricciatina di naso provocata da chi finge di metterci la faccia.

Protegge, altresì, la trasparenza della mia curiosità notturna, quando solo i vivi sono svegli, ad arraffare attimi. E custodisce un battito di ciglia repentino, in sincronia con il pulsare improvviso di una voce affine, nello spigolo di un’ombra, violento quanto la scarica  del defibrillatore sopra un petto esanime.

Sono viva. E sono quella che sono.

Sono quella che sono
Sono fatta così
Se ho voglia di ridere
Rido come una matta
Amo colui che m’ama
Non è colpa mia
Se non e sempre quello
Per cui faccio follie
Sono quella che sono
Sono fatta così
Che volete ancora
Che volete da me
Son fatta per piacere
Non c’e niente da fare
Troppo alti i miei tacchi
Troppo arcuate le reni
Troppo sodi i miei seni
Troppo truccati gli occhi
E poi
Che ve ne importa a voi
Sono fatta così
Chi mi vuole son qui
Che cosa ve ne importa
Del mio proprio passato
Certo qualcuno ho amato
E qualcuno ha amato me
Come i giovani che s’amano
Sanno semplicemente amare
Amare amare…
Che vale interrogarmi
Sono qui per piacervi
E niente può cambiarmi

8 pensieri su “Il ritratto di Mrs. White

  1. Mi è arrivata la mail “missiswhite ha pubblicato un nuovo articolo”, ho abbandonato quello che stavo facendo, per leggere immediatamente. Che dire… come sempre complimenti per la tua raffinatezza! Comunque sono ancora in attesa del to be continued 🙂

    1. Oh là là, quale onore! La prossima settimana continuerò a propinarvi le mie mémoires e, ti assicuro, la raffinatezza verrà scalzata dall’efferratezza! Ah, l’amour….

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