Se morisse mio marito 2

L’amour, l’amour, toujours l’amour!

Miei cari, dovete sapere che Mr. White era solito intraprendere qualsiasi azione con primordiale passione, sia in ambito lavorativo sia nell’intimità dell’alcova. I miei primi mesi di matrimonio furono come una sniffata di coca purissima: estasi e adrenalina, in un susseguirsi di lune, miele e luci rosse. Ero stordita, in vacanza perenne, vestita di doni con molti zeri e attenzioni con pochi veli. Cambiavamo fuso orario con la frequenza con cui i comuni mortali cambiano idea.

“Mrs. White, domani si torna a casa”,  mi comunicò un giorno senza preavviso, mentre sorseggiavamo un Bellini in terrazza, nel nostro hotel affacciato sulla Laguna di Venezia.

“Dov’è casa?” domandai con genuina curiosità. Il mio adorato consorte non era uomo che amasse le domande, perciò avevo eliminato i punti interrogativi dalla mia conversazione. Mi morsi il labbro, conscia della mia dimenticanza.

Mr. White mi regalò uno dei suoi rari, mezzi sorrisi e, naturalmente, non rispose.

Ricordo con precisione il momento in cui  scoprii l’avversione della mia dolce metà nei confronti di qualsivoglia quesito: appena mi caricò sulla sua auto per correre a  impalmarmi a Vegas, due ore dopo esserci conosciuti.

“Di che cosa ti occupi?”, domandai con aria candida.

Lui spinse i Ray-ban sul naso e sibilò tra i denti: “Esatto. Mi occupo io di tutto, in prima persona”, poi si voltò verso di me con lentezza, tirò una boccata della sua Chesterfield e concluse, soave: “I’m a self-made man!”. In quell’attimo, sentii sapore di terra in bocca, come se mi stessero seppellendo viva in una cassa di legno.

Mi fu chiaro che Mr. White non gradiva parlare del suo passato. Neanche del suo presente, à vrai dire. Il futuro, del resto,  era una scena non ancora girata ma già scritta, un insondabile eppur minaccioso coup de théâtre….

A onor del vero, Mr. White era la coerenza fatta a uomo. Non domandava mai. Si limitava a impartire ordini. Si trattenne dall’estrarre il revolver quando il giudice di pace gli chiese se volesse prendermi in moglie, ma solo perché  la risposta era un perentorio: “Lo voglio!”.

Ed eccoci in un luogo sperduto della Louisiana, a percorrere in automobile un’interminabile strada bianca, immersa in un’interminabile distesa verde, tra querce ricoperte di muschio, dai rami neri e intrecciati come braccia impazzite. Ero emozionata, senza fiato: una sprovveduta Mrs. De Winter in attesa di vedere Manderley per la prima volta. La visione valse l’attesa: al termine del viale diritto, lungo quanto la promenade di Nizza, si manifestò un tripudio di colonne bianche. White plantation house.

Nonostante avessi l’anello al dito da pochi mesi e la magione fosse regale, vi devo confessare, miei cari, che il mio primo impulso fu un irrefrenabile desiderio di scappare.

Suggerimento da una donna che ha vissuto il lecito ed il non lecito: mai reprimere gli impulsi!

to be continued…

qui la prima parte

17 pensieri su “Se morisse mio marito 2

  1. “A onor del vero, Mr. White era la coerenza fatta a uomo. Non domandava mai. Si limitava ad impartire ordini. Si trattenne dall’estrarre il revolver quando il giudice di pace gli chiese se volesse prendermi in moglie, ma solo perché la risposta era un perentorio: “Lo voglio!”.” Dovrebbero pubblicarti su carta solo per questo.

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