Se morisse mio marito 6

Mes amis, non amo perdermi nei ricordi nostalgici e detesto rifugiarmi nel passato (il mio spirito viaggia solo con bagaglio a mano), ma la voce di Jonathan, indimenticata e antica, mi parlava di radici mai recise nonostante l’oceano, nonostante il cambio d’abito e di uomo.

“Che ne è di Mr. Stevens?” gli domandai la sera successiva. O era quella dopo? Quattro sere di pub, seduti in un tavolino appartato a bere del buon Tullamore Dew invecchiato mentre le tre Grazie, discrete come sensali, si sparavano giri di birra e di carte.

“Ha aperto una scuola per maggiordomi a Londra; i suoi studenti sono addestrati con tale cura, che vengono prenotati prima ancora di aver terminato il corso!” sorride, e una tela leggera di rughe increspa il suo sguardo acuto e gentile: “Persino qui, in America”, conclude, forse alludendo.

“Per me esisterà sempre e soltanto un maggiordomo”, ammicco, conscia della miriade di doppi sensi che la mia frase suggerisce.

Jonathan beve, fissandomi con serietà: “Non mi chiedi se ho notizie dei tuoi genitori?”

La domanda sembra prendere corpo: una spirale serpentina di parole che si avviluppa ai nostri bicchieri, ai polsi, alle braccia; parole che avevo in punta di lingua: spaventose, minacciose. Resto in silenzio, trattengo il fiato.

“Stanno bene. Al sicuro. Ti amano. Non ti dirò altro.”

Senza rendermene conto mi ritrovo fuori, a respirare umidità e sollievo. Accendo una sigaretta tremula e mi mordo il labbro. Sono fragile e felice.

Concedetemi una considerazione enologica: avete presente quando scoprite un vino straniero, esotico, che vi sembra delizioso e ne bevete, ne bevete, fino a quando vi accorgete che, in realtà, la qualità è scadente e non ne volete più? Allora desiderate assaporare il vostro amato, raffinato rosso autoctono di un tempo, quello che, anche se passano gli anni, continua a mantenere inalterate le sue caratteristiche preziose, legate al territorio…

Devo continuare con la metafora o mi fermo qui?

Rientrato dal suo viaggio d’affari, Mr. White mi sembrò nervoso e irritabile. O ero io che mi ero ripresa dalla sbronza?

Diligentemente informato da Vincent e Jules delle mie serate al pub, mi fece una scenata furiosa, come se dovesse, in qualche modo, scaricare la troppa tensione che aveva in corpo: “Sei una snob con la puzza sotto il naso, che rimpiange la nebbia schifida ma si gode il sole e la grana del sottoscritto, americano fino al midollo e fiero di esserlo!”

Una tirata con molti vocaboli, comprensiva di chiusa patriottica. Meglio quando taceva, à vrai dire! Mi difesi senza troppa violenza, lieta di  mantenere protetto il segreto della mia nostalgia.

“Spogliati!” ordinava, imperativo, e stava a guardarmi con aria strafottente, stravaccato a gambe larghe sul letto, come fossi la pupa del gangster.

Ritta in piedi, vestita soltanto del mio orgoglio, tenevo le mani sui fianchi e lo sfidavo con un sorriso anglosassone, sfuggente e superiore. Mr. White andava in sollucchero, mi afferrava il braccio e mi trascinava tra le lenzuola di seta color gridellino, e io non sapevo se essere Sofia Loren o Lalla Acquaviva.

“Ha in ballo qualcosa di grosso”, mi confidò G.B.. Era evidente che Mr. Butler non nutrisse grande simpatia per il suo datore di lavoro: “Ma’am, lei è una donna di gran classe, anche se parla strano; meriterebbe di essere mostrata al mondo intero, e invece viene tenuta nascosta, sotterrata nel fango come un bottino che non si vuol spartire!”

Ma non era soltanto la mia metà ad avere in ballo qualcosa di grosso.

“Presto dovrò partire”, mi informa Jonathan qualche giorno dopo: “Sono stato assunto per un lavoro difficile ma estremamente remunerativo, in California. Top secret!”

“Presto dovrò partire”, mi dice G.B. qualche giorno dopo: “Sono stato assunto per un lavoretto che mi procurerà un bel mucchio di grana, in California. Acqua in bocca, madame: il capo non ne sa niente!”

“Presto dovrò ripartire”, mi comunica Mr. White con il suo solito stile telegrafico, pochi giorni dopo il suo rientro: “California.”

Io non ho mai creduto alle coincidenze, e voi?

Miei diletti, rubare qualche minuto di solitudine per vedere Jonathan, prima della sua partenza, fu impresa difficile persino per svaligiatori professionisti quali noi eravamo; l’Universo trova sempre il modo di farti percepire l’aspetto karmico dell’esistenza, costringendoti alla prova del nove proprio quando credi che il risultato sia scontato.

Mr. White era già partito per la California con le sue compagne preferite: le sue due pistole e la ventiquattr’ore, nera e spigolosa quanto lui. Gerard Butler stava scegliendo le camicie hawaiane da portare con sé in L.A., mentre Zucchino e Coniglietto già tendevano allo sbraco, nonostante il capo avesse impartito precise istruzioni di non mollarmi neanche quando andavo in toilette (in senso metaforico, of course: i miei appartamenti erano off-limits per i miei due stalkers personali).

“Nessuno ti farà mai del male, pet”, mi disse Jonathan con il suo tono languido, morbido come un letto di piume su cui cadere dall’alto. La notte profumava di magnolia e tabacco dolce,  promettendo senza mantenere: quella notte era un addio che sapevamo entrambi, a leggerci tristezza tra le righe.

Addio.

E una lettera: “Non leggerla ora. Quando sarà il momento, lo saprai…”

Una busta bianca di carta preziosa, con questa intestazione: “The International Butler Academy.” Una lettera di Mr. Stevens, il miglior maggiordomo del pianeta Terra. E anche degli altri pianeti, se mai fossero abitati da esseri di origini anglosassoni.

L’atteso finale lunedì prossimo!

Qui le altre 5

11 pensieri su “Se morisse mio marito 6

    1. Sista divina, ho condensato il condensabile, ma ho sempre in serbo qualche nuovo capitolo sulle allegre avventure della vedova. Essendo perfezionista, in quanto ladra, tendo a scrivere con lentezza. Ma produrró altre succose amenità, davanti ad un bel calice di frizzantino.

      1. Ero in preda all’ansia, posso tirare un sospiro di sollievo e proporre un brindisi a Missiswhite: una scrittrice talentuosa, mai banale, che con eleganza, umorismo e cura del particolare ci ha fatto appassionare ai suoi deliziosi racconti.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...