Sono un’assassina?

Miei cari, sento che è giunto il momento di puntualizzare un paio di cosette. Come vi mostra l’evidenza, sono una donna e sono una blogger. Donna a tempo pieno; blogger quando mi va.

Ne ho dismessi, di blog: per tedio, per naturale esaurimento, per sovraffollamento non troppo gradito, per la presenza di scassaballe.

Sono un’eterna latitante, che si mette la veletta per nascondere il neo rivelatore. Se a qualcuno di voi non piace, pazienza!

E continuerò ad aprire e chiudere blog a mio piacimento, se questo continuerà a divertirmi.

Esploro frammenti di me, attraverso personaggi che mi cucio addosso e ai quali, grazie alla loro natura fittizia, permetto di raccontare verità. Con più sincerità di molti che si spacciano per autentici.

Sono incostante, lo confesso. Amo la scrittura, il sollazzo, il contatto lieve, lo scambio sarcastico. Non amo la polemica (tranne in quei giorni), la calunnia, l’insistenza, la bieca curiosità, il vittimismo.

Detesto l’intrusione, la persecuzione, la saccente protervia, le accuse infondate. Ma mi guardo anche dalla paranoia, le certezze assolute, la pubblica gogna.

Non sopporto spiare ed essere spiata. La mia vita è fuori dal blog, grazie!

Il mio motto è, come donna e come blogger: vivi e lascia vivere. Mariti esclusi.

A chi storce la bocca, perciò, e scusate il francesismo: lasciatemi vivere e non rompete gli zebedei!

La vedova non si muove!

44 pensieri su “Sono un’assassina?

  1. Mia cara, se tu dovessi chiudere questo Blog… una preghiera: fammi sapere in quale altro sarebbe possibile trovarti. Dopo la tua conoscenza… come si potrebbe farne a meno?

    1. Sem sensei, al momento non ho intenzione di traslocare: la vedova ha ancora frecce al suo arco, ed intende scoccarle con arguta precisione.
      Se mai cambierò veletta, lo saprai!

  2. Buongiorno Missis, mi piace quando siamo sulla stessa lunghezza d’onda, proprio stamattina ascoltavo “Nun te reggae più” e riflettevo su tutte le cose che non reggo più, però poi è arrivata “Ma il cielo è sempre più blu” e mi sono subito scordata di tutte le cose che non reggo più. Un abbraccio Divina!

    1. Sista, ormai siamo parenti: ti pare che me ne andrei senza darti l’indirizzo?
      Ma non me ne vo’, gnornò gnornò!
      Personalmente, non reggo coloro che traggono conclusioni affrettate, convinti di sapere chi sono.
      Sono una widow e non sono una santa. Punto.
      Chiaro, no?

      1. E tutto il popolo giubilava e faceva schioccare la lingua. Ma Zarathustra divenne triste e disse al suo cuore:
        – Essi non mi comprendono: io non sono bocca per queste orecchie.
        Troppo a lungo, certo, vissi sulla montagna, e troppo a lungo ascoltai il sussurro dei ruscelli e degli alberi: ora parlo, per loro, come un capraio.
        L’anima mia è serena e luminosa quale montagna al mattino. Ma essi pensano che io sia freddo e un buffone dalle burle atroci.
        Ed ecco che mi guardano e ridono: e mentre ridono anche mi odiano. Vi è del ghiaccio nel loro riso.

        Il mio vangelo
        un abbraccio sista

        1. Ma essi pensano che io sia freddo e un buffone dalle burle atroci.
          Ed ecco che mi guardano e ridono: e mentre ridono anche mi odiano. Vi è del ghiaccio nel loro riso.

          Sembra scritto per me, sista.
          Non sai quanto mi abbia fatto bene leggere queste parole!

  3. Serve un bel divieto di accesso ai frantumazebedei nel mondo dei blog.
    Se pero’ dovessi partire, mandaci un Mr Stevens a dirci dove sei diretta!

    1. I frantumazebedei sono un pacco dono del mondo virtuale, una specie di app che ti viene caricata a tua insaputa.
      Bisogna imparare a difendersene, ma anche a riconoscerli!

      Se mai dovessi partire, lascerei senz’altro disposizioni al maggiordomo. E ai pit-bulls.

  4. Stanno facendo la OLA anche le borchiette delle mie Converse. (Beate loro).Mi piace questo post molto rock.
    Tu ora stai scrivendo a me ed io a te.Poi dimmi se non c’è feeling?????Lav u ❤

  5. L’esordio del post per un momento mi ha depistato. Pensavo scrivessi “sono una donna, NON SONO UNA SANTA”. Invece… “sono una blogger”. Superato dunque l’iniziale sbigottimento per una dichiarazione così sorprendente, sono entrato nel merito. E quindi ti chiedo: non chiuderai per qualche rompiballe? È destino dei migliori, quello di essere ossessionati dagli invidiosi incapaci. Quindi Madame Blanche… continua a deliziarci. Please. Ciao, Piero 🙂

    1. Sono una widow non sono una santa, questa si adatta al mio personaggio (perché non sono sfuggente, è che mi disegnano così…).
      Piero, darling, diciamo che sono stata trattata in modo davvero poco rispettoso per una signora.
      Ma ci vuole ben altro per farmi volatilizzare nell’aire! Molto di più, o anche molto di meno: dipende dall’estro del momento.
      Il tuo supporto è gradito assai.

      1. Milady, posso propormi come ardente e baldo cavaliere pronto a incrociare la spada (il fioretto è meglio, provoca ferite che sembrano nulla ma sono più letali), con chiunque ardisca trattarti in modo irriguardoso? Dimmi chi è… un post per demolirlo lo faccio volentieri!
        Anche perché, a parte gli scherzi, sopporto tutto e tutti, ma gli imbecilli e gli ignoranti che si fingono intelligenti, proprio no.
        Sono a tua disposizione. 🙂

        1. Ne uccide più la lingua della spada, e io credo di essermi qui difesa con l’arma migliore.
          E tu sei un gentiluomo. Come spesso ho notato, quando succede qualcosa di spiacevole scopri quali sono le belle persone.

          1. Mi documenterò, allora…
            Di te ho subito apprezzato la classe, l’educazione, la sagacia e l’acume.
            Doti che vanno sempre apprezzate, sostenute e, nel caso, difese. 🙂

  6. Madame, temo che vi necessiti tutto il vostro savoir-faire per evitare di pestare inavvertitamente….come dire? “excréments de chiens errants”…
    Qualunque sia stata la cagione del vostro malumore, avete tutto il mio sostegno, in quanto il rispetto e l’educazione che si devono ad una signora prescindono da tutto. Anche dall’essere morti. Ma, ahimè, non sempre gli uomini si accorgono di esserlo. Morti. O mariti. E’ uguale.
    Bando ad inutili facezie, mia cara, una gradevole e confortante serata Madame, alla prossima… 😉

    1. Andrea, darling, quale sapido garbo e ironia nelle tue parole!
      A volte sospetto che ci siano cervelli in fuga che se ne vanno senza portarsi dietro il resto del corpo: bisogna contare almeno fino a cento prima di dar fiato alle trombe e, a volte, finito di contare, tacere.
      Felice serata anche a te e a presto.

      1. Madame, sono alunna silenziosa ma molto attenta alla vostra scuola… che la classe, a volte, vada servita in un bicchiere di Porto aromatizzato al Cianuro, mi pregio di averlo imparato da Voi, eccelsa poetessa di una morte utile che giustifichi una vita inutile…
        Circa il dar fiato, ahimè, temo che più che dalle trombe, sovente venga profuso da talune trombette posteriori, diciamo così… Una deliziosa serata Madame…

  7. Ho letto il post immaginandoti con le maniche di una camicia a quadri,  arrotolate; i capelli raccolti, confezionati, sigillati e fermi grazie ad un bastoncino cinese.
    Gli occhiali rossi sul naso.
    E ti ho vista, a gambe incrociate,  scrivere decisa, con lo sguardo fermo, le dita frenetiche, dipingere quanto leggo.
    Alle tue spalle, lasciate un po’ sul tavolo, un po’ su un divano, il tuo mondo da vedovanza: panni neri, cappellini, guanti, veleno in bustine, una bara componobile.
    Ma anche ceri, scarpe francesi dal tacco squadrato rivoluzioniario,  una ghigliottina per sigari cubani (che, mai dire mai nella vita), un disco di Édith Piaf.
    Un grammofono.
    E, spostandomi a guardare dall’alto, scorgo con chiarezza, nella stanza, un colorato movimento intorno a quell’essere dalle maniche arrotolate. Più in là, solo piú in là, una macchia nero pece.

    Mi convinco, allora, di essere entrato in uno di quei teatri francesi che non ci si aspetta.
    Uno di quelli capaci di lasciarti dentro, nel tempo, odore, luce, voci e suoni.
    Un teatro mobile, itinerante, che, spesso, qualcuno tenta di arrestare.
    Burocrati in cravattino e doppio petto, con le maniche sporche, per la verità.

    “Ma ha le ruote, signori!”
    Grida allora una vedova sul palco con un sorriso beffardo.
    “Verrete investiti a star lì, di mezzo!” Sbuffa, ormai seccata: “je m’emmerde”.
    E il teatro va. Si sposta.  Si riempie.
    Colorato come fosse un Renoir, buio come una tela di Émile Friant. 

    Perché poi, a dirla tutta, chi parla inutilmente – il piccolo burocrate dalla giacca troppo lunga, intendo – dovrebbe, per conoscere la vedova, fermarsi al Musée des beaux-arts de Nancy.
    Percorrerlo fino alla tela enorme, buia e luminosa, alla fine della sala.
    Sedersi e non fiatare.
    La Toussaint parlerebbe per tutti.

    Perché, spesso, dinnanzi all’arte, alla creatività, alla morte ed alla vita, non occorre discutere.
    Solo, guardare. Oppure andare.
    Come in teatro.

    Sei una assassina?
    Si.
    Ma anche di più.
    Victor Davies – Runaway Train

    1. Vagone, tu sei imprevedibile: appari, sparisci, scrivi commenti esangui oppure deponi piccoli capolavori come questo.
      Un’opera d’arte, che mi ricorda il motivo per cui mi piace continuare a scrivere su blog: l’immaginario che si riflette, moltiplica, espande attraverso la fantasia di chi entra in contatto, ognuno con il proprio modo di sentire, raccogliere e reinterpretare.
      Grazie.

  8. Missis tu sai come emergere dalla massa…provocazione ed eleganza, ed è per questo che sono un tuo devoto seguace..riesci a strappare pensieri e sorrisi perché sai come nasconderti…anche depistando i frantumatori di zebedei, presenti qui come nella vita di tutti i giorni… sei l’unica latitante che potrebbe farmi tornare ad indossare una toga… 😉 firmato: il tuo ammiratore

    1. Gigì, chéri, non so se sei amante di cinema, ma le tua deliziosa dichiarazione mi fa venire in mente un film merveilleux di tale Billy Wilder, su racconto di una certa Agatha, intitolato: “Testimone d’accusa”, dove un formidabile avvocato riconosce nella sua testimone (Marlene Dietrich, tu connais?) un carattere ed una personalità di raro valore.

      P.s.: mi vedi sul banco degli imputati mentre esclamo, con la voce spezzata e lo sguardo carico di dignitoso orgoglio: “Sono innocente!”?

      1. Oh tresór… Potrei affermare, senza tema di smentita, che è tra i miei film preferiti… Protagonisti supremi e trama stupenda… Ecco, hai ancora una volta fatto centro… Sia chiaro che ambisco al ruolo del vecchio avvocato (anche se non sono poi così vecchio) e non vorrei fare la fine di Tyron Power sul banco dei testimoni 😉

  9. Concordo con Giò! Nel caso tu ti trasferisca voglio saperlo.
    Anche io sono una vecchia assassina di blog,tra di noi ci si intende 😀
    Potremmo latitare tutti insieme,scommetto che ce ne sono a centinaia come noi

    1. Me ne andai, tornai… nella blogosfera ci sono diverse stanze che ho aperto e ho abbandonato al loro destino. Ognuno ha un frammento di me: tutti non ci stanno in un solo blog!
      Se anche tu sei colpevole di reato, sai cosa voglio dire! Latito ben volentieri, direi che sono una professionista del darmi alla macchia; del resto, attaccarsi troppo alle cose rischia di renderli troppo solenni e io detesto prendermi troppo sul serio!
      Bacio, darling, già mi piaci assai:*

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