Zio Barbablù

barbablu
Uncle

Miei diletti, osservate l’uomo qui sopra dall’aria elegante e posata e ditemi: notate la somiglianza? Mais oui, tale e quale a daddy!

David_Niven
Daddy

Zio Alistair è il fratello maggiore di papà ed è un ingegnere di fama mondiale: ha avuto una cattedra all’Università di Boston, ha brevettato l’attuale sistema che gestisce il funzionamento dei semafori di tutto il globo, ha progettato l’impianto stradale delle grandi arterie internazionali (e, I believe, anche della Via Lattea). A genius. With moustache.

A diciott’anni s’innamorò perdutamente di una giovane ereditiera italiana e, appena l’età lo permise, la sposò, andando a vivere con lei a Milano in una villa avant-garde, con un pino che cresceva in mezzo al salotto e bucava il soffitto, e poi sulle rive incantate e brumose del Lago di Garda. Zia Tatti era una donna vivace e rumorosa, dalla parlantina incessante, la risata a zampillo e la lunga chioma di capelli candidi sempre sciolta: una puledrina snella e alta, dotata di sense of humour, filo di perle e tanta, tanta classe.

Aveva soltanto un piccolo, delizioso segreto, un minuscolo scheletro nell’armadio: Zia Tatti era cleptomane. Ma una cleptomane selettiva, come le bombe intelligenti, infatti si accaparrava soltanto oggetti inutili che poi regalava ai parenti. Ricordo ancora che maman, di fronte a un tagliaformaggi  d’argento con impugnatura d’avorio e a un anello di foggia e dimensioni priapiche, tempestato di pietre colorate, si limitò ad alzare un sopracciglio e commentare: ” Tattì è davvero una di famiglia!”

Da bambina, adoravo andarli a trovare nella loro magione vicino a Sirmione: organizzavano serate nel mio salone preferito: quello hollywoodiano, con la moquette azzurra e il pianoforte a coda bianco. Tra gli ospiti fissi, l’ineffabile contessa, nobildonna dagli esotici natali, sempre in abito lungo e sigaretta col bocchino bianco e nero alla Crudelia de Mon; poi c’era l’astrologo di origini olandesi, che sapeva vaticinare con successo soltanto le buone notizie. E il Generale. Con la G maiuscola. In divisa. Aveva una decapottabile sportiva azzurra con la quale scarrozzava zia Tatti in lungo e in largo per il litorale. Si fermavano sempre nello stesso bar a prendere il caffè e il proprietario, appena udiva il chiacchiericcio festoso di zietta, si affrettava a girare verso di sé l’imboccatura dei contenitori di vetro pieni di caramelle.

Zia mi regalava tutti i giocattoli che il mio indice puntava, oppure oggetti di non chiara provenienza, come l’enorme sagoma in cartone di Topolino apprendista stregone; quando mi presentai a casa con l’ingombrante cadeau, daddy emise un fischio d’ammirazione: “Che femmina eccezionale…avrebbe un futuro da professionista!”

Ero già donna quando zia Tatti morì. Malattia ereditaria, mi dissero. Per il funerale, maman indossò l’anello smisurato, e il Generale adottò l’alta uniforme.

Zio Alistair soffrì. Brevettò qualcosa di elettronico e geniale, e soffrì. Soffrendo, partì per una lunga crociera oceanica. Ritornò in compagnia di una seconda moglie, sposata con rito celere e molto discreto, officiato dal comandante della nave. Zia Elena era una donna bellissima, con felini occhi verdi e il portamento di una vera signora della Milano bene, che sapeva sempre dire la cosa giusta al momento giusto, non una parola di più e non una di meno. Com’erano innamorati, e che splendida coppia formavano!

Zia Elena morì dopo solo due anni di matrimonio. Cuore debole, mi dissero. Zio Alistair soffrì con dignitoso contegno, inventò un sistema d’allarme a prova di ladro (cosa che mandò su tutte le furie daddy, ma c’era sempre stata competizione fra i due fratelli) e partì per una lunga crociera. Quando ritornò, aveva portato come souvenir una nuova moglie tascabile, inglese, ex étoile della Scala. Minuscola, taciturna, diafana.

Che morì l’anno dopo. Un passo falso mentre nuotava nel lago, mi dissero. Zio Alistair si chiuse nello studio-dépendence accanto alla villa, a soffrire e progettare. Si era ingrigito, rimpicciolito, incurvato sotto il peso delle perdite. Daddy era molto, molto preoccupato. Avevamo sue notizie soltanto attraverso la governante, donna priva di attrattive fisiche ma dal piglio teutonico, stile amazzone.

Poi, qualche giorno fa, una cartolina. Zio Alistair è di nuovo in crociera. Tutti noi speriamo che ritrovi l’amore vero, quello rumoroso e un filino fuorilegge. L’unico che dura, magari non per sempre, ma per tanto, tanto tempo…

25 pensieri su “Zio Barbablù

    1. Fa paura pure à moi, ma petite, come molte favole originali, più cruente e crudeli della versione edulcorata e stemperata dal lieto fine. Con esubero di principi azzurri, al posto dei Barbablù…
      Bacio:*

  1. Adesso io non ho più voglia di scherzare Mrs. White. Dica la verità, tutta la verità, nient’altro che le bugie che sa far apparire come verità. Lei è una scrittrice di professione che agisce tra noi poveri blogger che scribacchiano senza arte né parte, per darci costantemente una lezione. Talento, humour, thriller, suspence. Tutto ciò che un’opera letteraria dovrebbe avere, è qui. Nei suoi post. 🙂 Inchino, baciamano e sguardo assassino. 🙂

    1. Zio Barbablù esiste davvero, I swear!
      E lo dico senza veletta, con tutta la sincerità che le festività impongono. Uno degli uomini più intelligenti che io abbia mai conosciuto, e la zia cleptomane, splendida e vivace, aveva davvero omaggiato la mia famiglia con gli improbabili regali che ho descritto.
      Mescolo verità a finzione, getto fumo negli occhi, ma racconto anche tanto di me.
      Tu hai grande maestria nello scrivere, e sensibilità, perciò i tuoi complimenti sono ancora più graditi. Piero, darling, I gratefully thank you with all my heart!

  2. Carissima, il mio commento era volutamente provocatorio sapendo di potermi confrontare con una delle più acute menti che s’aggirano costì. Grazie per i complimenti ma, credimi, la tua è ben altra cosa che un mio racconto o poesia. La tua è ironia, autoironia, sapiente incrocio di lame sottili, prevalentemente fioretti e mai sciabole, avvincente trama e sottile morale. Mediante una prosa dal ritmo trascinante, per giunta.
    It’s me, the one who’s very much honoured to have met you. 🙂

  3. Missis mia divina, non posso che condividere quanto scritto sopra, e scriverei anche qualcosa di intelligente, se solo non fossi tornata molto tardi stanotte, sempre in bilico sui tacchi a spillo e sul prosecco. Vado in palestra a ripristinare questo mio cervello anestetizzato 🙂 Un bacio mia adorata

      1. Trésor… la vie – talvolta – si impegna a tentare di farci abbassare gli occhi con la sua vulgarité… ma noi siamo donne di un certo tipo e (parafrasando un’amica fumettista) non ci pieghiamo, al massimo facciamo un grand plié. Un tocco di cipria, una passato di rossetto (color rosso peccato), uno spruzzo di profumo… et-voila! Chi ci ferma?

        1. Quanta saggezza nelle tue parole, chérie!
          Maman soleva dirmi: “Spalle dritte, petto in fuori e mento in alto”. Nel portamento, tutta una filosofia di vita: mai piegarsi alle avversità e, soprattutto, sfidare la vita e la sua vulgarité (come tu l’hai deliziosamente definita). Sempre con filo di trucco e filo di tacco, mais tu le sais, mon amie…

    1. Manca pure a me, amico mio, ma ormai la mia è una veletta in balia del doman che non ha certezza. Ogni sera mi sento come se avessi mangiato pesante, e cammino rasente ai muri per evitar cetrioli e ortaggi vari, pronti a inserirsi laddove non batte il sole. E io, batto la fiacca. Ho la bocca cucita, poiché ormai non si può più parlare. Perciò, mi taccio.
      Se non tornerò sappi che, come dice Junger, sono passata al bosco, ribelle anche senza i miei tacchi a spillo.
      Grazie del tuo interessamento, lascio James alle tue cure, almeno per ora.

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