C’è un cadavere in biblioteca

the body in the library

“C’è un cadavere in biblioteca, sir!”, annunciò Mr. Stevens la mattina di Natale, mentre tutti noi, la famiglia al completo, stavamo facendo colazione a Greenway House per la prima volta dopo cinque anni vissuti in giro per il mondo.

“Parbleu!”, esclamò maman, continuando a sorseggiare il suo cafè au lait, “My goodness, not again!”, aggiunse daddy senza smettere di spalmare il burro, con precisione inglese, sulla fetta di pane abbrustolito.

Zio Alistair scosse la testa in silenzio, indirizzando un’alzata di sopracciglio fugace a papà, mentre zia Tatti lanciò un’occhiata panoramica sulla tavolata e concluse: “Qui ci siamo tutti…non sarà qualcuno della servitù? Sarebbe un vero peccato: è così difficile trovare del buon personale al giorno d’oggi…”.

Le zie Sobriety, questo era il nome in codice con cui chiamavamo segretamente le sorelle minori di daddy, si guardarono con malcelata ostilità, già pronte a sospettare l’una dell’altra. Vi domanderete il motivo di cotale appellativo bizzarro; basterà che ve le mostri in tutto il loro fulgore, e non ci sarà bisogno di spiegazioni:

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Aunt Daphne
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Aunt Glenda

Zia Daphne era accompagnata dal suo terzo o quarto marito (sì, anche il ricambio di consorti è nel dna di famiglia), di cui ricordo soltanto il cappello texano, gli stivali e l’accento. Zia Glenda era accompagnata dai suoi amatissimi cani. Due. Black Russian and Bloody Mary. I suoi inseparabili, come i pappagallini.

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J.T. o T.J, who knows?
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Black Russian e Bloody Mary

In occasione della festività natalizia, era presente anche la pecora nera della famiglia, oncle Thibault. Maman aveva sempre sognato un futuro diverso per il suo amatissimo fratello, ma oncle Thibault aveva mostrato, già in tenera età, una predisposizione alla caccia ed un fiuto sopraffino nel seguire una traccia e scovare la preda. Grazie al suo talento naturale, oggi è l’investigatore privato più richiesto sul mercato europeo, con grandissimo cruccio di maman e anche di daddy!

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Uncle Thibault

Alle mie spalle, sentii i gemelli, figli di zia Daphne ed il suo primo (o secondo marito, quello scozzese con il castello), sghignazzare sommessamente; appoggiai la tazza senza fare rumore e mi girai con lentezza, preparandomi lo sguardo più sarcastico che potessi mettere insieme con l’esperienza, non propriamente convenzionale, dei miei vent’anni. Erano entrambi appoggiati alla parete, pronti a sfruttare l’occasione propizia a mie spese, nel vano tentativo di dimostrarsi più scaltri della sottoscritta. E, come ogni volta da quando erano nati, uscendone sconfitti senza remissione.

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Eric e Oliver. Oliver e Eric…???

“Voi due, non muovetevi di un centimetro!”, ordinò daddy, minacciandoli con il coltello del burro. I gemelli abbassarono la testa, dondolandosi sul posto, consapevoli dell’allure potente di mon papa.

Quando la colazione terminò, tutti noi ci muovemmo compostamente in fila indiana verso la biblioteca, in attesa di scoprire la scena del crimine. I gemelli ed io restammo nelle retrovie nostro malgrado, protetti (e bloccati nella visuale) dalla schiena delle zie, entrambe con le sigarette accese, caricate come armi letali nei loro bochini d’avorio.

Silenzio di tomba. Fruscii di sete, rumore di suole sul pavimento tirato a lucido dalla servitù. Finalmente gli adulti si spostarono sui due lati, aprendo un varco tipo Mar Rosso, ed io avanzai con i miei scalpitanti cugini.

Accanto al maestoso albero di Natale posto vicino al caminetto, la sagoma di un corpo disteso a terra tratteggiata col gesso bianco, le braccia spalancate, le gambe distese. Nessuna traccia di sangue, nessun segno di violenza, né bossoli né lame.

Tutti guardammo con aria interrogativa il maggiordomo, ma Mr. Stevens è l’emblema dell’ineffabilità anglosassone, ed il suo viso non lasciò trasparire nessuna emozione: “Vi posso assicurare che c’era un corpo…morto, sir!”, decretò senza scomporsi.

“La police?”, sussurrò maman, lasciando la frase in sospeso, e Mr. Stevens fece un impercettibile cenno di diniego.

“Che nessuno muova un muscolo!”, intimò zio Thibault, avvicinandosi al segno sul pavimento. Tirò fuori una lente d’ingrandimento dal taschino, s’inginocchiò, e iniziò a studiare con meticolosità l’impronta. Il ticchettio dell’orologio a pendolo scandiva con inesorabile flemma i secondi che passavano.

Infine, lo zio si risollevò, si girò verso di noi e sorrise. Tutti noi rispondemmo al sorriso, rinfrancati senza sapere perché.

“Joyeux Noël!”, esclamò festoso zio Thibault, allargando le braccia in segno di fratellanza e muovendole come se volesse spiccare il volo.

“Ci puoi spiegare, s’il te plait?”, domandò maman con il broncio, incrociando le braccia e soffiandosi via un ciuffo ribelle dalla fronte.

“Un angelo senz’ali era rimasto imprigionato tra i rami…”, zio Thibault accarezzò gli aghi dell’albero: “Dicono che, quando una campanella tintinna, un angelo ha messo le ali!”, concluse, senza smettere di sorridere. Sfiorò le palle rosse e dorate dell’albero, le stelle luminose, le fila di perle brillanti.

Il suono lieve di una campanella strappò un gridolino di stupore ai gemelli. Il Natale ci aveva regalato il piacere di ritrovarci in un luogo amato; un miracolo, viste le peculiarità della nostra famiglia. Un miracolo, come quello avvenuto in biblioteca.

Un buon Natale a tutti voi, miei diletti, dalla vostra vedova preferita!

Guarda papà, guarda! La maestra dice che, quando suona una campana, un angelo mette le ali…

La vita è meravigliosa – Frank Capra

18 pensieri su “C’è un cadavere in biblioteca

  1. Carissima, mi chiedevo quali regali possano esserci sotto l’albero di una famiglia così variegata come la tua, e soprattutto… cosa vorresti per te!

      1. Chérie, merci beaucoup! Auguro anche a te un anno bello… di piaceri e scintille, ma anche di quelle piccole cose che fan bene al cuore. Felice anno nuovo.

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