Grigio

Ah! l’ironia, sì!
non ci perde mai di vista
è come una pioggia estiva
che ci guarda naufragare

-Quintorigo-

Miei diletti lettori, sapete quanto possa essere insidiosa una pozzanghera?

Sto tentando di raggiungere quel luogo (qualunque esso sia) e sono in ritardo; è lunedì, e dal cielo scroscia un diluvio biblico: secchiate di fastidio traverso che vanificano ombrelli e copricapi, andando a rovesciarsi nell’imboccatura del cervello per poi scendere lungo il collo e giù, fino a toccare il fondo.

Intorno a me, fantasmi. Figure monocromatiche che si muovono come batteri imprigionati sul vetrino, ectoplasmi a testa china che cercano varchi inesistenti tra giacche permeabili al grigio. Il marciapiede intriso d’acqua è in fin di vita e crepa, minacciando cadute, mentre l’asfalto della strada cede alla debolezza e mostra le sue lacune. Pozzanghere.

Come un bambino che gioca a campana, tento di evitare le pozze saltando su un solo tacco, ma mi sento come un pedone che vuole vincere sopra una scacchiera senza re. Una battaglia persa in partenza perché priva di scopo: non esiste destinazione che valga il pernicioso rischio alla salute cui sono sottoposta!

Mentre  le mie Chanel affondano nella pozzanghera, io guardo dentro l’abisso  e l’abisso guarda dentro di me. Il mio viso, riflesso nello specchio d’acqua piovana, ha l’espessione rassegnata del tapino che apre la busta contenente l’ennesima bolletta, destino avverso e prevedibile di un lunedì senza fine, che comincia come un lunedì e continua come un lunedì.

L’abisso si spalanca in una nera orbita indagatrice, pronta a cogliermi sul fatto. La ladra che c’è in me si ribella, incapace di firmare una confessione estorta a causa di sventurate circostanze climatiche.

Fisso le mie labbra esangui, serrate in una linea piatta, e scarico 360 joules di joie de vivre: “Je m’en fous!” esclamo, e lascio che una folata gelida mi rapisca l’ombrello.

Intorno a me, bipedi grigi arrancano sulle caselle alla ricerca del senso della vita: alzarsi dal letto e sbarcare il lunario, come qualsiasi lunedì.

Mi abbandono all’ironia, alle contingenze, al fato. Estraggo dalla borsa il mio rossetto preferito e lo passo sulle labbra con mano ferma e sapiente. Rossetto rouge, come un sentiero di foglie d’acero brillanti sopra il liquido acciaio battente. Rossetto magico, che volge le labbra al sorriso.

Rossetto waterproof,  bien sûr!

Solito quesito cosmico: esistono rain boots con tacco dodici?

 

13 pensieri su “Grigio

  1. Come sempre ci sono gli scomodi inconvenienti, come le bollette, intenti a portarci prepotentemente alla realtá

      1. Le lettere anonime sono intriganti. Hanno la capacità di destabilizzarci con la sola omissione del mittente

  2. It’s a neverending monday, my dear. Ma esistono i rossetti rouge, i tacchi 12 e il riflesso di un sorriso in una pozzanghera, per rendere anche il grigio une nuance fascinante!

    1. Chérie, hai compreso nel profondo, ma pour moi l’unica nuance tollerabile del grigio è quella argento, possibilmente massiccio. Anche se preferisco di gran lunga l’oro. E i diamanti. Il mio regno per un diamante, parbleu!

  3. quando una sa scrivere riesce a fare di quattro pozzanghere un microromanzo d’avventura.
    apprezzo molto l’originalità delle metafore (“Figure monocromatiche che si muovono come batteri imprigionati sul vetrino..”)
    ml

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