Il testo che avrei voluto scrivere

Il testo che avrei voluto scrivere
Non è di certo questo
Il testo che avrei voluto scrivere
Non è di certo questo
Perciò dovrò continuare a scrivere
Perché di certo riesco
Prima o poi

Miei adorati, avete presente quando, in modo del tutto inaspettato, vi trovate a vivere un incubo?

Il vicolo è immerso nell’oscurità. Oscurità e nebbia. Oscurità, nebbia e silenzio.

Dakota, scricciolo pallido e minuto, non sa che pesci pigliare: Allison, la sua migliore amica  (o così credeva), l’aveva costretta ad accettare un’uscita a quattro. Orrore! Il suo accompagnatore, un ragazzo con i capelli color paglia (a Dakota non erano mai piaciuti gli uomini biondi) e i mocassini senza calze (Dakota detestava i mocassini senza calze) le si era appiccicato come carta moschicida e aveva tentato di baciarla! Lei era scappata via, e ora si ritrova in una strada mai frequentata prima, da sola, nell’oscurità. E nella nebbia. E nel silenzio.

Sola nell’oscurità, la nebbia e il silenzio.

Per tenere sotto controllo il disagio, Dakota prova a vedere il lato positivo della situazione: fuggendo, ha evitato l’ennesimo film su vampiri & affini, genere che odia quasi quanto i mocassini e i ragazzi appiccicosi.

All’apparenza, potrebbe sembrare una giovine scialba e priva di particolari attrattive, ma Dakota ha una mente brillante e le idee chiare: avrebbe frequentato il college e sarebbe diventata una biologa, o un chirurgo o un ingegnere nucleare.

Altro che vampiri bellissimi e pericolosi! Lei non si sarebbe mai sposata, ma avrebbe dedicato la propria esistenza alla ricerca, veicolando il sapere e la conoscenza all’umanità di tutto il globo terracqueo.

Shhhhhhhhhh…..

Un sibilo impercettibile rompe il silenzio notturno.

Dakota si ferma, incapace di muovere un passo.

Shhhhhhhhh…..

Il sibilo aumenta di volume, come un bollitore sul fuoco.

Dakota sente un brivido percorrerle tutto il corpo; vorrebbe gridare, ma la voce non vuole saperne di uscire dalle sue labbra serrate.

All’improvviso, un’ombra saetta dall’alto dei tetti e atterra davanti alla ragazza terrorizzata. L’oscurità nasconde le fattezze dell’ombra, e anche la nebbia.

La nera figura balza verso Dakota, immensa e spaventosa. Dakota sente il cuore in gola e indietreggia. Scorge due fessure rosse, artigli e canini. Poi, tutto avviene troppo velocemente, in un battito di ciglia.

Dalla nebbia e l’oscurità emerge una figura ancora più imponente che, senza emettere alcun suono, si getta sopra l’aggressore. Un attimo. Dakota sente solo il rumore di ossa spezzate e un disumano urlo soffocato. Poi, la figura a terra sembra dissolversi, andando a mischiarsi alla nebbia. E all’oscurità. Forse, anche al silenzio.

Davanti a lei, un uomo.

Un maschio di almeno due metri, fasciato in pelle nera, troneggia su Dakota, fissandola con disprezzo. Un armadio in legno massello, con muscoli mai osservati in natura e gli occhi più verdi che Dakota abbia mai visto nei suoi diciannove anni d’esistenza.

Un maschio enorme. Enorme e bellissimo. E letale.

Enorme, bellissimo e letale.

“Chi… chi sei?” Domanda Dakota, la schiena appoggiata contro la fredda parete di cemento.

“Balthazar.” Risponde l’armadio, e la blocca con le due possenti braccia al muro, avvicinando il viso a quello della giovine.

“Che… cosa sei?” Dakota si sorprende della propria audacia: si trova imprigionata tra i magli di un essere che potrebbe frantumarle la spina dorsale con due dita, eppure non prova paura. Quello che prova, è adrenalina allo stato puro, sangue vivo che corre nelle vene del suo petto, facendole palpitare il cuoricino.

L’uomo sembra percepirne l’odore: gli occhi verdi si fanno color dei boschi in Norvegia dopo un acquazzone, e un sorriso beffardo si disegna sulla bocca carnosa, perfetta.

“Lo sai già cosa sono, ragazza!” Balthazar si scosta dalla fronte una ciocca dei lunghi capelli corvini e le alita la risposta tra le labbra.

Nella mente di Dakota, la muta risposta echeggia come una canzone conosciuta, vecchia quanto il mondo.

Vampiro…

Quello stupendo esemplare di maschio avvicina il naso al collo di Dakota, accarezzandole la vena pulsante: “Peccato non poterti assaggiare, ragazza: sei un boccone prelibato! Ma andrei contro le regole del clan.”

Dakota trema, e i suoi occhioni da cerbiattino innocente scrutano i lineamenti virilmente attraenti di Balthazar, la mascella contratta, la pelle tesa e bianca, i denti candidi, scintillanti. Lui sogghigna, mostrando le zanne appuntite.

“Ora dovrò cancellare questo brutto quarto d’ora.” Gli occhi verdi come le foreste del Canada all’alba affondano in quelli nocciola delle Langhe di Dakota, simili a feroci uncini, arpionando la mente indifesa: “Dimentica tutto, ragazza!”

Il tempo si ferma, si riavvolge, si flette come la pellicola di un film.

Il gigantesco vampiro fa un passo indietro, le braccia dietro le spalle, e schiocca la lingua in un gesto abituale che suggella la fine della storia. Sta per smaterializzarsi nella nebbia, ma la voce decisa della ragazza lo sorprende come nessuno aveva mai fatto nei suoi trecentoventisei anni di non vita.

“Il mio nome è Dakota, vampiro dei miei stivali!”

Balthazar sbarra gli occhi (verdi come il sottobosco lappone in estate), mentre il minuscolo esemplare di femmina umana lo sfida dall’alto del suo metro e sessanta, rincarando la dose: “Vedi di non dimenticarlo, Balthazar!”

“Tu, tu… che cosa sei… Dakota?”  Il vampiro le afferra il mento con delicatezza, sapendo di poterlo polverizzare con una semplice stretta.

 In quel momento, come una scarica elettrica di immane potenza, l’antica profezia si fa strada nel cervello dell’uomo, ricordandogli che  non si scampa al proprio destino.

-Colei che non dimentica sarà la tua amante eterna. Una donna umana che ti salverà dal tuo nemico mortale (che è pure il tuo fratello gemello)-

Mi risveglio dall’incubo con un sussulto: sono sdraiata sul divano, il computer portatile in grembo. Esco da wattpad e, con lo sguardo disperato, cerco Bram Stoker sulla mensola della mia libreria. Sospiro, rassicurata.

Riflessione cosmica: un vampiro si squaglia con la luce del giorno. Non vorrei essere un vampiro… e lo shopping?

 

2 pensieri su “Il testo che avrei voluto scrivere

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