Marte e Venere (rigorosamente in ordine cronologico, of course)

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Pioveva sui nostri corpi spogliati, un vero nudifragio
Alessandro Bergonzoni

Marte.

Era una cosina delicata e piccina ma con tutte le curve al loro posto, da imboccare senza indicazioni stradali. Aveva altresì occhioni pieni di stelle luccicanti, ciglia ricurve sulle quali appoggiare sospiri, e labbra adulte e consenzienti, facili al sorriso e ai baci. Quando parlava, era un trillo vibrante e chiacchierino: non importava ciò che dicesse, contava soltanto seguire la nota in salita che poi si spezzava in vivaci cinguettii, come un sacchetto di biglie colorate lanciate giù per la scala. Faceva spallucce all’esistenza e mostrava la lingua a chi invidiava la posizione che era sua per merito: sotto i riflettori, al centro del palcoscenico, tra petali di rose rosse. Le regalavo perle e viaggi sulla luna sperando di essere l’unico a farla sentire vera, dopo la notte insieme. E invece mi ha lasciato, senza dirmi perché ma con lividi sul mento e il cuore, e io piango al bancone del bar, mentre Gigi e Pitbull mi organizzano una serata per dimenticare al ristorante brasiliano…

Venere.

Lo avevo avvisato: “Se ti sento ancora definirmi “curvy”, ti stendo con un gancio al mento e un calcio nei tuoi gioiellini”. E l’ho fatto, sfruttando l’effetto sorpresa: mamma lo dice sempre che ho la forza (e la grazia) di un muratore di due metri, e che i quaranta centimetri d’altezza che non si vedono li tengo nascosti come il mocio che si allunga alla bisogna (ogni tanto mamma parla come Marte). Dice anche che è vero che l’amore è cieco, ma che io sono miope come la talpa di Lupo Alberto. Lo so, sono logorroica e ho la voce della Chiabotto che fa plin plin, ma quando cerco di fare un discorso serio, lui mi tasta le tette e mi sussurra che sono il suo cricetino. Oppure mi fa uscire con la sua compagnia di decerebrati, con quelle quattro arpie che mi scannerizzano tipo metal detector, per vedere se la borsa è cinese o borbonese. Se ogni tanto mi avesse ascoltato! Non voglio mica la luna, ma smettila di regalarmi le rose e l’intimo della Perla che costa un botto, e poi non imbrocchi mai i miei gusti: finisce sempre che scegli i perizoma con i brillocchi che sono comodi come la sabbia nel letto! Vabbé, domani è venerdì e la Maia e la Lolli mi portano a fare baracca al ristorante brasiliano…

Quesito cosmico: to be continued?

42 pensieri su “Marte e Venere (rigorosamente in ordine cronologico, of course)

  1. A volte uno tasta le tette così, come intercalare. Che ne pensi caro della situazione dei Royngwa (o come si chiamano)? Una tastata pensosa ci sta. E dell’anziano Mugabe, hai sentito caro? E giù di ravanata. Invece la Chiabotto è fastidiosa all’udito, solo a quello ma è sufficiente. Per me must continue, senza perizoma di brillocchi possibilmente.

    1. Caro Gio, tutto sta negli scampoli d’assenza, come rappava Bisio, o nel cara ti amo di Elio:
      Vorrei palparti le tette.
      Porco!
      Mai ti toccherei neanche con un fiore.
      Finocchio!
      Cerchi la tua stazione radio, senti che sta trasmettendo una canzone che ti piace, e perdi la frequenza. Il tempo di ritrovare la sintonizzazione, e c’è già la pubblicità degli sfogliavelo.

          1. Non voglio andare troppo fuori tema ma avvicinandosi le elezioni le promesse di cure ortodonziche per tutti si sprecano. Avremo tutti denti, pane e companatico! Qualcuno potrebbe promettere anche innesti piliferi a carico della mutua. Mi predispongo a crederci!

  2. Miss, non credo che la storia sia to be continued, mi da invece che it’s really over. Del resto un uomo che ti parla con le polpettine d’amore in bocca non è nemmeno buono per pagare le bollette

  3. Buonasera.
    Le faccio visita, pur non invitato, riscoprendo il piacevole fluire del suo scrivere.
    A mio parere, è un tubicontinued senza alcun dubbio: ubriaconi aromatizzati all’innamoramento e curvies use al dialogo in formato gancio-montante-gancio meritano una seconda occasione.

  4. Dalle sublimi descrizioni rivolte a Venere si casca lontani dall’ aulico entro i confini del popolano “pane al pane, vino al vino”. Marte osserva Venere come se avesse di fronte una graziosa mistica creatura la cui figura può essere racchiusa entro i margini di una descrizione solo a patto che si utilizzi un linguaggio aperto e denso dei rimandi simbolici della metafora, mentre Venere…si scaccola….pensando che il Marziano non abbia capito(come solito) una beata fava di nulla. Hai reso perfettamente sia il concetto di incomunicabilità tra Marziani e Venusiani ma più di tutto mi è piaciuto che tu abbia deciso di adottare un registro linguistico differente per ciascun paragrafo. Si coglie perfettamente il cambio prospettiva e ancora di più rende il concetto: “non sono una donna-angelo, per comprendermi ti basterebbe ascoltarmi (Del resto io ho solo delle necessità umane che talvolta si chiamano anche avere l’armadio pieno di borse e scarpe et brillocchi e talvolta voglio tutto e in contemporanea anche il suo contrario, è così difficile capirlo?). Riguardo alla vita su Marte…Chissà se siamo alla ricerca di forme di vita intelligenti su altri pianeti perchè ormai ci siamo rassegnati al fatto che qui sulla terra queste scarseggino (di sicuro non andrei a cercar vita intelligente tra i Marziani, di questo ne son abbastanza certa)

    1. Thanks, sista, hai afferrato sinanche i punti e le virgole di codesto raccontino ameno.
      Mentre lo scrivevo, canticchiavo:
      You like potato and I like potahto
      You like tomato and I like tomahto
      Potato, potahto, Tomato, tomahto.
      Let’s call the whole thing off

  5. Ahahah! Chérie, chérie! Agognerei tanto che continuasse questo gustoso confronto di versioni! Mi perdoni la superficialità, ma uno degli elementi particolarmente godibili è l’idea della grazia e forza da muratore… mi ci ritrovo appieno(tra l’altro)!
    Sempre una gioia leggerla, milady.
    Rêves précieux

    1. Tresor, quando leggo i tuoi commenti mi si disegna un ghignetto compiaciuto sotto la veletta e la testa annuisce da per sé.
      Soprattutto il muratore è Venere, una volta tanto, mentre Marte si crede un fine dicitore, in realtà è un dicitore fine a se stesso.
      Ma bando alle ciance: la scrittura non si deve spiegare, come l’arte (a meno che non sia contemporanea, nel qual caso ci vorrebbe il traduttore automatico). Bisous, manchi anche al mio divano:*

      1. Farò, in modo di recuperare con lei e il suo divano portandole in dono pregiati thè orientali e fine pasticceria torinese. Ah, dimenticavo… naturalmente anche
        cuscini in seta finissima per il suo sofà!

  6. Tastare le tette è caratteristica naturale per certi uni.. tipo me, mi diverte tanto quanto toccare la cartilagine delle orecchie 😁
    Anzi di più, perché normalmente sono sempre con le mani nel reggiseno di qualcuna piuttosto che ai lobi delle orecchie 🤔

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