Maybe (forse)

Ba-da-da-da-da, ba-da-da-da-da-da
Ba-da-da-da-da, ba-da-da-da-da-da
Ba-da-da-da-da, ba-da-da-da-da-da
Ba-da-da-da-da, ba-da-da-da-da-da

Emma Bunton

Miei diletti, ci fu un tempo in cui la malizia ancora non aveva incrociato il mio cammino. Il mio sguardo era puro come un torrente delle highlands scozzesi, le mie virginee labbra non conoscevano la pericolosa ed elettrizzante tentazione del turpiloquio e il  cuoricino palpitava davanti ai tramonti, gli agnellini, i fidanzatini di Peynet, Brenda e Dylan.

Osservavo il mondo con occhi teneri e biondi, cullata da leggera miopia.

Indossavo maglioncini d’angora color pastello e mocassini, adoravo i bottoncini di madreperla, le spille per capelli e il mio vicino di casa: aveva i capelli ricci come il riccio di Starsky e Hutch, gli occhi piccoli piccoli e andava sul suo 125 senza casco. Io gli sparavo languide e ametrope occhiate in tralice dietro le lenti degli occhiali e lui smanettava sulla manopola del gas, facendo strisciare sull’asfalto i suoi stivali texani consumati mentre gonfiava il petto come un vero maschio alfa, anche se doveva ancora cambiare la voce.

Un sorso di vodka alla mela mi imporporava le guance, non andavo in discoteca e non avevo mai visto Ultimo tango a Parigi e neanche Arancia meccanica. Però pensavo che Dirty dancing fosse un film molto audace.

Ero innocente, candida, cecata. Al sicuro, perché conoscevo a memoria i confini della mia cameretta bianca.

Un giorno, s’intromise un forse.

Maybe.

Il bianco della mia cameretta esplose in un cataclisma al neon, slacciai tre bottoni di madreperla della scollatura e comprai il mio primo paio di scarpe coi tacchi.

Solo allora cominciai a camminare.

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36 thoughts on “Maybe (forse)

  1. Sotto la maglietta la candidità ti pervadeva! Ma Starsky (o Hutch) se ne accorse? Per l’Ultimo tango non ti eri persa molto, una palla mondiale. Qual’è stata la prima tappa sui tacchi? Sapevi già dove saresti arrivata o avevi una meta ben precisa?

    1. Che fai, un’intervista?
      Starsky cambiò voce, due o tre morose e continuò a non mettere il casco: fu costretto a matrimonio riparatore poco più che maggiorenne, e i suoi occhi divennero ancora più piccoli.
      La prima tappa sui tacchi è stata riuscire a camminare sui tacchi, poi ho sempre preferito un autista.
      La mia meta? Polpette e brillocchi, of course!

      1. Ah, ah, ma non così! Io volevo un’altra puntata, adesso mi hai spoilerato la fine, io pensavo fossi andata a comprare il frustino. L’hai scampata bella con Starsky, avrà avuto gli occhi piccoli ma passava alle vie di fatto in tempi brevi, ti avrebbe causato problemi al maglioncino, si sarebbe un pò sformato.

  2. Madame, mi da particolare gusto prendere i suoi scritti e guardarvi attraverso come con le lastre dei raggi x per intuire la frizzante verve delle libere associazioni di quella straordinaria testolina. Adorable!!!

    1. Je suis une force qui va, come scriveva il buon Hugo, ma qui mi fermo perché nel prosieguo l’Hernani si fa tanto, tanto tragico e noi siamo femmes che amano il sollazzo, sapido, ma sempre sollazzo.
      Anzi: James, stappa il prosecchino che ho la Simo per l’aperitif!

    1. Dalle cose che ho letto sul tuo blog, mi sembra che sei in continuo mutamento, alla ricerca di quella sicurezza che ti permetta di star bene da sola e con gli altri.
      Sentirsi a proprio agio richiede equilibrio e conoscenza delle proprie forze ma anche dei limiti che abbiamo: è un’evoluzione che non finisce mai e comporta continue revisioni.
      Bisous, chérie.

  3. Quanta bellezza! Mon amour, il momento più bello dell’innocenza è quello in cui la malizia le sbottona la camicia. E poi Dylan lascia segni indelebili, con quella giacca di pelle e lo sguardo da bad boy!

  4. Il solo riferimento a Starsky & Hutch ti colloca di diritto nell’empireo dei miei miti (ma credo che già ci fossi) però Mrs. White in mocassini e maglioncino è davvera una chicca immaginifica…credevo fossi nata con le scarpette col tacco 12… 🙂

    1. Gigi, mon tresor, il tacco dodici è una specie di medaglia al valore per caviglie che hanno imparato a reggere il peso della vita ( e dimmi se questa non è poesia, ed è pure lunedì)!

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