Curse of the lazy writer ovvero la maledizione della Pantera Rosa

Adoratissimi e negletti amici, non crediate che me ne stia a crogiolarmi tra le onde, champagnino in una mano e crudité nell’altra, mentre voi tutti anelate ad avere un segno, un segnale della mia presenza. Non ho mai creduto che la vita sia sacrifizio, neppure che il bicchiere sia mezzo vuoto: il mio è un flute e contiene doppia razione di Perré-Jouet, ma, a quanto pare, aver ceduto a troppa pigrizia (quando mai la pigrizia è troppa?) e aver lasciato l’avventura della Pantera Rosa a languire sulle ultime battute, ha creato scontento, perciò l’Universo mi ha punita con immane crudeltà!

Eccomi piazzata davanti al desco di amici (che lascerò nell’anonimato per motivi di privacy e possibile mappatura da parte dell’Intelligence a.k.a. cani della Queen). Pesce, vino, risate. Tutto procede secondo il mio personale copione: quando viene l’estate, tieni il trolley pronto e accetta inviti da chi ha la maison à la mer.

Arriva la notte. Nel mio comodo lettino, sogno. E mi gonfio: guancia sinistra e gola. Reazione allergica a je ne sais pas quoi. Il giorno dopo, sono costretta a ingurgitare antistaminico e a evitare qualsiasi cosa possa procurare allergia. Ergo: me ne sto in spiaggia all’ombra, in castigo senza cena.

Ma tutto questo non mina il mio buonumore, jamais!

Passa l’allergia. Il medicinale mi procura una sonnolenza da neonato satollo (tranne che io mi sono nutrita di cocomero e acqua). Dopo un acquazzone a ciel sereno (inaspettato, inopportuno e invasivo), scivolo nel fango con la grazia della morte del cigno e mi procuro uno stiramento del polpaccio come non mi capitava dalla volta in cui mi sono calata da un tetto in tacco dodici. Soffro e impreco. Impreco e soffro.

Ma tutto questo non mina il mio buonumore, jamais!

Claudico all’interno di un grande magazzino. Aria condizionata. Temperatura percepita: meno mille. Bottiglietta da cui bevo un sorso d’acqua: ghiaccio antartico. Claudico all’esterno del grande magazzino, prossima allo svenimento. Il cielo che mi sovrasta viene a conoscenza di una serie di nuovi epiteti a lui rivolti che lo porteranno a prendere ulteriori provvedimenti nefasti nei miei confronti.

Ma tutto questo non mina il mio buonumore, jamais!

Pour finir, sabato sera mi regalo un apericena in terrazza, mentre un gruppo soul allieta le mie orecchie. Una foglia di basilico mi va di traverso, e io resto con questo macigno sul petto per tutta la sera, la nottata e la mattina successiva. Il basilico diventa il nemico, e il cielo stellato accoglie il suono accorato e vietato ai minori del mio più colorito turpiloquio.

Il mio buonumore è minato, ma il ritorno a casa sul mio divano -àncora di salvezza e zona franca- sarà il mio luogo di riflessione, il confessionale, l’angolo dell’ispirazione creativa. O della follia.

Perché l’Universo vuole sapere come finirà la storia della regina e della Pantera Rosa. E non perdona gli scrittori pigri.

Tipica espressione di scrittore pigro in cerca di motivazione

26 pensieri su “Curse of the lazy writer ovvero la maledizione della Pantera Rosa

  1. Qualche tempo fa stavo per uccidere mio cognato con una caramella alla propoli. Invece il nostro organista si è gonfiato tutto grazie ad una siepe di gelsomino. Il nostro corpo è un mistero, se non che tu il mistero l’hai dipanato in quanto non sei allergica a niente ma devi solo ricordarti di scrivere. L’abuso di crostacei però effettivamente ha effetti collaterali, non sempre malevoli però. A me aiuta nel reggere l’architrave perché irrigidisce la muscolatura, anche se aumenta i livelli di colesterolo. Pensavo ti fosse andata di traverso una fogliolina di menta del mojito, ma poi ho ripensato che nello champagne che tu trinc.. che adori non c’è menta. E sorvoliamo sul polpaccio, se avessi fatto la spaccata avresti avuto venti minuti di applausi nel supermercato!

    1. Uccidere il cognato con una caramella sarebbe stato il delitto perfetto: del resto, per ingannare il tempo mentre reggi l’architrave, quale modo più intrigante che escogitare simpatici stratagemmi per eliminare l’eliminabile mantenendo intonsa la tua fedina penale?
      Credo di essere allergica alle velette in microfibra (pratiche, a prova di caldo e di sgualcitura)… dovrò chiedere a Girifalchi di crearne una linea in seta cinese antiriflesso e antirughe…
      Mentre cadevo sapevo di cadere, e tutta la mia vita mi è passata didietro: ho ancora il segno!

    1. Mia adorata Cuore, so che cerchi di rasserenarmi, ma non credo nelle coincidenze: io credo nei segni e, di segni, in questi giorni, ne ho avuti parecchi (alcuni laddove non batte il sole).
      Ma dovevi vedere come mi sono rialzata, petto in fuori e mento all’aria, impavida e sprezzante come la Naomi quando crollò sui tacchi venticinque sulla passerella di Vivienne Westwood!
      Un bacione:*

  2. Sei sempre fortissima quando racconti, Missis White 😀 sembri davvero uscita da… mmh… un fumetto forse! Insomma, il tuo personaggio è simpaticissimo 😀 eppure mi pare che sia tutto vero, eh?! 😮 ma la foglia di basilico di traverso?! Mi ha rubato una risata 😂

  3. Le vie del divano sono infinite cara Miss e di basilico così aggressivo non ne avevo sentito mai! Ah ora che vi penso…con il senno di poi, adesso non posso che ritenere provvodenziali i molteplici assassinî (involontari) di cui negli anni mi son macchiata che han visto come vittime una dozzina (almeno) di piante di basilico… ora so che avrebbero senza dubbio cercato di uccidermi se non le avessi eliminate io per prima. Hai fatto evaporare ogni mio senso di colpa!

    1. Sista, mai fidarsi delle acque chete! Il basilico ha quella sua aria inoffensiva e innocua, ma cela un lato malvagio che, ahimé, ho provato sulla mia pelle!
      E io lo pesto!!!!

  4. Mi piace molto il modo in cui scrivi, sei ironica e divertente e hai uno stile tutto tuo. Comunque, se ti può consolare, la prima sventura che hai raccontato in questo articolo è capitata anche a me. Una sera sono uscita di casa e il karma ha voluto punirmi per aver provato ad avere una vita sociale attiva, quindi un’innocua puntura di zanzara si è trasformata nel giro di una notte in un plumcake cresciuto dal nulla sul mio braccio. Mi hanno prescritto antibiotico e antistaminico e i miei amici mi prendevano per il culo (NoN puO’ EsSerE uNa pUntUrA dI zaNzAra!1!1!11!!1!!1!11), però un lato positivo c’è: non credevo di essere un albero di plumcake 😉

    1. Grazie, darling, l’ironia mi aiuta a sopravvivere alle maledizioni (o al karma, come dici tu).
      Quando il karma punisce, il divano guarisce: credo che me lo tatuerò sulla natica sinistra, come memento alla sfiga.
      Le zanzare sono il male. Lo so, lo so…

  5. Sei fantastica amica mia!! 😆
    Credo tu sia una degna rivale in pigrizia e soprattutto in sfiga!!
    Come dicono ad Oxford: sa giocamo!! 😂😂😂
    Sulle bollicine ti consiglio un bel Luc Merat!! 😜

    1. My dear Seph, l’Universo attacca, e io mi ritiro sul divano: perché combattere il karma? Meglio svaccarsi in attesa di tempi migliori, versarsi uno champagnino (magari un Luc Merat) e seguire il flusso.
      Non avrei un gran futuro come salmone che risale la corrente.
      Bisous, mon cher:***

      1. Credo che con le temperature violente, qui al sud, seguirò il tuo consiglio!! Pigrizia e champagne!! 😂😂😂
        Ah no!! Mi tocca lavorare!! 🤦🏻‍♂️😂
        Non te ce vedo, però, come er sarmone!! 😜
        One little kiss, my sweet missis!! 😘

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