Riflessione breve ma intensa in un meriggio d’estate, laddove il titolo è più lungo del post, anche se, ammettiamolo, poche e sentite parole valgono più di inutili et insulsi papielli infarciti di sospiri e trite banalité.

E’ lecito, per un’avvenente e povera donna che vive la propria solitudo con compita dignità, porre il seguente quesito?

Perché sempre e soltanto parlare d’ammmore, di cuoricini spezzati da masculi (ma anche malafemmene) che un cuore non hanno, ma con la rosea certezza che il principe azzurro (e, per qualcuno, la principessina in periglio) sia dietro l’angolo sul suo bianco destriero, in attesa di cavalcare verso il tramonto o di volare nelle braccia del prode salvatore?

Ma un po’ di sano odio (sentimento umano e duraturo) mai? O anche sticazzi. E scusate il francesismo.

Ora vi lascio, miei cari: è l’ora del mio solito aperitivo.