La Pantera Rosa, la Regina e Mrs. White 4

Something Don’t Feel Right
Because It Ain’t Right
Especially Comin’ Up After Midnight
I Smell Your Secret, And I’m Not Too Perfect
To Ever Feel This Worthless

Beyoncé – Hold up

Breve riassuntino: Jonathan, il miglior scassinatore del mondo e love of my life, è un traditore e io soffro. Fine riassuntino.

Lo so, lo so, miei cari, che nel mio lavoro il tempismo è tutto: quando l’obiettivo è stato individuato e si è deciso il modus operandi, bisogna agire seguendo una rigida tabella dalla quale non si può sgarrare. Se la Pantera Rosa è la mia preda, introdursi a Buckingham Palace usando lo stratagemma del colloquio di lavoro sembra essere il modus operandi ideale, ma il tempo stringe.

Eppure, nonostante io sia una ladra professionista con anni di onorata carriera, la notizia del tradimento di Jonathan è un incendio doloso che divampa e manda in cenere tutti i miei pensieri. Lo confesso: ho il cuore spezzato, dilaniato, frantumato come un bicchiere del più fragile cristallo.

“Vorrei stare da sola…” sussurro mentre trattengo le lacrime, e faccio un’uscita degna della più navigata diva del muto, a testa alta e con la mano appoggiata sulla fronte, in un mesto fruscio di gonne. Wanda e Archie seguono sgomenti la mia figura che si muove quasi senza toccare terra e James, solerte e repentino, anticipa i miei gesti e apre la porta al mio passaggio. Un breve scambio d’occhiate tra di noi, e tutto è detto.

Seguono ore di strazio.

Il pensiero ossessivo si focalizza su un solo elemento, rendendo la mente più acuta, come un proiettile che penetra il centro perfetto di un organo vitale. L’immagine di Jonathan, ripresa dalla telecamera nascosta di zio Alistair, è il proiettile piantato nel mio cervello e scava, scava, battendo contro le tempie nel tentativo di trovare la combinazione che mi farà uscire di testa. Piango in modo scomposto, rumoroso, e scopro che le lacrime fanno male quando, scorrendo lungo le guance, si fermano sul mento, indecise, prima di cadere nel vuoto. E sono fredde, gelide. Mentre il mio corpo è in combustione spontanea. Dolore. Rabbia. Attacchi di panico. Mi arrampico sugli specchi per trovare una ragione, poi scivolo nel sottoscala alla bocca dello stomaco, là, dove ci sono solo paure impolverate e il buio dell’abbandono.

Nascosto nel punto cieco della mia fiducia mi freddò, passando parte a parte…

Il cellulare, come me, è a terra, in fin di vita dopo essere stato scagliato contro la parete per impedire a me stessa di chiamare, urlare, supplicare spiegazioni nell’illusione di una risposta che sia ancora una dichiarazione d’amore e, alla fine, perdere ogni dignità. Non mangio, non dormo, mi dondolo in un angolo, seduta sulle ginocchia, restando nella penombra, come se gli occhi di quell’uomo potessero scandagliare la profondità delle mia debolezza per sferrare il colpo letale.

Dopo due giorni, sento bussare alla porta. James entra senza aspettare il mio permesso, misurando i confini del mio spazio vitale. Mi scorge acciambellata sul tappeto e so che, senza bisogno di guardarlo, mi sta sorridendo. Ritorno adolescente, sola nella mia cameretta, i genitori lontani a rubarsi l’ennesimo Eldorado. James entrava in silenzio, dopo avermi concesso qualche ora di lamento alla luna, e decretava la fine della segregazione con un semplice gesto, un’azione che era un segnale segreto tra noi due. Una tazza di cioccolata bollente, appoggiata sul comodino, e un sorriso. Sento la porta che si richiude, e sono di nuovo sola. Non ho bisogno di alzare lo sguardo, mi basta percepire il profumo rassicurante del cioccolato. Inspiro con voluttà, commossa e determinata.

E’ ora di entrare in azione.

Niente come una densa e bollente cioccolata in tazza può spingere una donna in lacrime a ritornare in sella e partire al contrattacco. State all’occhio: la sottoscritta, anche con la morte nel cuore, è pronta a dichiarare guerra alla regina (e non solo)!