Prova di scrittura dissonante: Fight club meets the Brontë sisters

Carissimi, ispirata dal commento della mia amica Diana, in questo mio momento di somma sofferenza amorosa (il cui nome inizia per J e finisce per asshole), ripropongo un vecchio pezzo di un mio vecchio blog. Immaginatevi un dialogo di Fight Club inserito in delicata prosa ottocentesca. Così, per vezzo, e per rammentare a me stessa l’importanza di chiamarsi scrittura omogenea.

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La notte aveva ammantato d’impenetrabili tenebre l’urbe tumultuosa, invisa al sonno dei giusti.

Era un locale fatiscente e di modeste dimensioni, popolato d’umanità affranta che si crogiolava senza scopo alcuno, affogandosi nella liquidità stordente di bevande misere quanto l’esistenza.

Sul retro, un cortiluccio di asfalto assai lercio, e fumo esalato da tombini di pietra morsicata dalle intemperie, accumulate in anni e anni di albe identiche ai tramonti.

Due giovani uomini si fronteggiavano in piedi, dissertando di vita e morte.

“Colpiscimi!” Intimò il primo, allargando le braccia. L’espressione sfrontata si appaiava egregiamente all’abbigliamento eccessivo, vistoso: giacca di pelle consunta color sangue di bue su raffazzonata fantasia di fiori.

“Vuoi che ti colpisca?” Ripeté il secondo individuo con aria sorpresa. Questi pareva dagherrotipo speculare del compagno: pallidezza sulle guance smunte, minuto e anonimo, infagottato in strati di stoffa bigia.

“Non lo so, cazzo, non sono mai stato in una rissa, e tu?” Il giovine appariscente, che rispondeva al nome di Tyler, sollevò il mento baldanzoso con aria di sfida.

“Neanch’io, ed è una buona cosa, no?” Argomentò il secondo con una vocetta concitata dai toni squillanti, venati d’inquietudine.

“Come cazzo puoi credere di conoscere te stesso se non hai mai fatto a botte? Io non voglio tirare le cuoia senza neanche una cazzo di cicatrice!” Tyler raccolse due bottiglie vuote e le appoggiò sul selciato a breve distanza l’una dall’altra, delimitando un margine che, si suppone, servisse come linea entro la quale creare il teatro del combattimento: “Dai, colpiscimi, o vado fuori di testa!”.

“Questo è dannatamente stupido! Vuoi sul serio che ti picchi, testa di cazzo?” Il giovane anonimo aveva mutato atteggiamento con guizzo repentino, e: “Dove vuoi che ti colpisca, maledetto fuori di testa?”.

Tyler raddrizzò la schiena con impettita boria: “Stupiscimi!” Esclamò trionfalmente, prendendosi giuoco dell’intero mondo.

Il suo avversario fu lesto ad accogliere l’invito e, con violenza inusitata, sferrò l’offensiva.

“Porca troia, mi hai colpito in un orecchio!” Tyler si portò le mani sulla parte lesa, lorda di sangue, e indietreggiò in modo scomposto, capitombolando sulle terga.

“Gesù, mi dispiace, amico…” balbettò il suo scialbo compare, esterrefatto per il proprio gesto insano.

“Cristo, non sento più una sega!” Inebetito dal colpo, Tyler si risollevò con somma fatica.

“Merda, ho mandato tutto a puttane!” Piagnucolava l’altro in preda alla disperazione, le mani nei capelli, inabile nel reagire virilmente davanti a siffatto spettacolo.

“Cazzo, no, è stato perfetto!” Tyler era una maschera di eccitazione e sangue. Senza indugio, si gettò sul compagno e gli squassò lo stomaco con un diretto pregno di forza bruta, scagliandolo contro una vettura in sosta.

Poi, porse la mano per soccorrere l’amico, ed entrambi stettero, immoti per lungo tempo, gli arti inferiori piegati dal dolore immane.

“Fa davvero un male cane…” constatò il giovine anonimo, massaggiandosi la parte lesa.

“Sì, cazzo!” Convenne Tyler, sogghignando con fare volgare.

Con deliberato e provocatorio gesto della mano, fu l’apparente acqua cheta a suggerire l’imponderabile seguito: “Colpiscimi ancora, grandissimo stronzo!”.

“No, tu colpiscimi, stronzo!” Tyler proruppe in vergognosa risata sguaiata, avventandosi sul compagno che, da par suo, era già pronto a celere contrattacco.

Seduti tra ineleganti bidoni dell’immondizia, i due compari indugiarono nelle libagioni, ripromettendosi di trovar ebbra occasione al fin di rinnovare zuffa furente.

35 pensieri su “Prova di scrittura dissonante: Fight club meets the Brontë sisters

  1. Spero che i due se ne siano date di santa ragione. A saperlo avrei mandato mio cuggino a picchiarli entrambi. Avvisami quando si ritrovano nel vicolo! Invece le due donne della foto mi intimoriscono. Le donne possono appioppare colpi bassi nella boxe? O lo fanno solo al di fuori della boxe?

    1. Credo che i due abbiano messo su un club. Ma non esiste nessun club. Pare sia la prima regola…
      Ah, io di boxe non ne so rien de rien: prova a chiedere alla cosacca, quella ne sa una più del diable!

  2. A me non è piaciuto pe niente, e siccome non mi piace mentire te lo dico pari, pari. Sarà che sono donna d’altri tempi, ma tutte queste citazioni di parte dell’apparato genitale maschile non mi piacciono mai né pronunciate, né scritte. Non mi piace la violenza, non la capisco nemmeno sul ring, infatti non considero la boxe uno sport. In somma, non mi piace l’ambientazione, non mi piace lo stile, non mi piace la storia. Ciò non toglie che tu sappia davvero scrivere! I’m sorry, Mississ, I love you anyway.

      1. Mi fa piacere, ma non avevo dubbi, perché sei una persona intelligente. La mia stima per te, se possibile, è ancora più grande. Non molto tempo fa un blogger ha cancellato alcuni miei commenti perché non ero d’accordo su quanto affermava e, visto che accettava solo complimenti … io ho cancellato lui. Non ho molte mezze misure, se c’è falsità prendo e me ne vado, perché preferisco che anche nei miei confronti venga fatta una critica piuttosto che complimenti menzogneri. Per questo apprezzo la tua combattività e il tuo accettare una critica come uno sprone a migliorare e “vincere”.
        Buona giornata, my dear, see you soon, a hug.

        1. Tu leggi con attenzione ed esprimi ciò che pensi, con garbo e intelligenza.
          Questo è ciò che desidero, anche quando la lettura comporta una critica in risposta.
          Strettona lieve ma, come sempre, anzi di più, piena d’affetto. ♥♥♥

  3. Simpaticissimo il raccontino! Però è vero che non conosci te stesso se non fai a botte! 😆 perché è in quel momento che ti rendi conto di quanta forza e coraggio hai nel difendere te stesso.

    1. Vero, e impari anche a conoscere i limiti della tua rabbia e quanto controllo tu hai su di essa. Dicono che la boxe serva proprio a incanalare quella forza distruttrice che è dentro di noi e a domarla.

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