Cuore ardente

Un tempo avevo un cuore ardente; ora è scotto.

Sciapo, bollito. Lo credevo barricato come il vino buono, invece è solo vecchio. Stantio. Magari dovevo lasciarlo battere in una botte di rovere, non tra carcasse d’ossa. Lo tenni ben tappato, questo è certo, o forse troppo soffocato, non so. 

Lui fa ciò che deve: timbra e sgobba senza pause. Niente ferie, niente svaghi. Pulsa, quieto, come da contratto. Ma io so che, in cuor suo, non ha più smalto. Anni fa scoppiava di gioia, ora aspetta soltanto la fine del giorno. Come se, domani, ci fosse qualcosa -che so- una botta, un fremito. 

Una traccia nascosta, un bonus inaspettato. Un rosso Ferrari carico, per ripartire con le gomme nuove. Un vinci dopo aver grattato, ma grattato tanto, non soldi facili. Anche una nuova sfida dall’esito incerto andrebbe bene, purché scossa. 

Alt! Ho bisogno di volt. Una scarica che squarci il mio cielo gonfio d’acqua, per far sì che il cumulonembo torni sole vibrante.

Metavillain

Abbiamo lasciato la principa politically correct di fronte alla decisione più importante della sua vita: entrare nel Metaverso. Eccola in azione!

Il tempo di pigiare sul tasto Enter, e la nostra principa si ritrova risucchiata nel Metaverso.

“Fuck!”, esclama, in un miscuglio d’ansia e prescia: “Non credevo che sarebbe stato così intenso, fuck… ma perché continuo a dire fuck? Accidenti, mannaggia, una volta mi è scappato un porco boia, ma fuck mai e poi mai, fuck!” 

Bi volge lo sguardo curioso intorno a sé e ritrova l’erbetta e i trifogli del suo sogno quando, addormentata, incontrò sette minatori diversamente alti e un principe con gli zoccoli; i colori sono vistosi, sgargianti, una brezza leggiadra soffia tra gli steli e li muove in un meraviglioso effetto 3d. Osserva le proprie unghie pittate di nero, colore alquanto inconsueto per una principa che ama tutto ciò che è petalosamente pinky, e viene assalita dal desiderio di specchiarsi per vedersi, finalmente, avatar. 

E’ cosa nota che Bi non abbia un buon rapporto con gli specchi, ma una botta d’astuzia, alquanto imprevedibile dato il suo IQ, la spinge ad alzarsi al suono di un gorgoglio placido e avvicinarsi alla sorgente dello sciabordio d’acque: è un ruscello scintillante, e nella sua trasparente superficie ella si specchia. Un sobbalzo e un fuck: il ruscello le rimanda l’immagine di una principa in black con lo sguardo truce e, alle sue spalle, un piccolo esercito di bassi barbuti, la cui espressione trasmette tutto tranne che peace&love.

“Yo!”, saluta l’immagine riflessa, e con disinvolta perizia fa rimbalzare la mela lucida che tiene in mano.

“Oh, nuova me, hai un’invidiabile manualità, io nella vita reale ho scazzato l’esame di portamento sette volte, ma tu potresti persino fare il ponte e la ruota mentre io avevo cinque in ginnastica, cazzo!” 

Bi ha una vertigine: percepisce una forza oscura e potente che sale dalle sue viscere e penetra la mente, invadendola senza lasciare pertugio alcuno. Ma non prova terrore, neppure disagio, bensì una sensazione di vibrante libertà. Si gira, e il piccolo esercito (piccolo di numero, non di statura, come le suggerisce un residuo risicato di politically correct), immobile come una fotografia, intona ciò che sembra solo un mugugno, indistinto e profondo. In breve, il mugugno si trasforma in suono riconoscibile, in invocazione, in canto. 

“Ehi-ho! Ehi-ho! Ehi-ho, ehi-ho andiamo a resettar, ehi-ho, ehi-ho, ehi-ho, ehi-ho, ehi-ho, andiamo a sterminar!”. 

La fotografia si anima: nelle mani dei sette appaiono altrettanti picconi, e un ghigno feroce, all’unisono, trasforma le loro facce in una maschera di guerra. Bi torna a fissare la propria immagine nell’acqua. Un sorriso fugace, appena un’increspatura delle labbra, a mostrare canini tempestati di diamanti; una folata di vento scenografico spazza via l’immagine e il sorriso.

Con un sibilo fondo quanto gli abissi dell’Ade,  la nostra principa, non più reale ma virtuale, esorta i suoi minatori assetati di sangue: “Muoviamoci. Una strage ci aspetta. Voglio che questo posto diventi il più rosso dei quadri di Pollock.” 

Il resto è storia: tutta la Facebook che conta, già riversata nel Metaverso a far da specchietto per allodole ai tordi morti di fame cioè tutti noi, in un brulichio di attività ecosostenibili, shopping etico, promozioni, concerti, consigli per gli acquisti in token, non si spense con un click ma a colpi di piccone, ed è ora sepolta, in comodi tagli, nel cimitero della Silicon valley, nel cyber spazio della zuckercazzola. Amen.

Epilogo: la nostra principa è tornata dal Metaverso con un nuovo bagaglio di conoscenza e consapevolezza.

Con unghie nere e una mela.

Con sette minatori in carne e ossa e relativi picconi. 

FINE?

https://lassassinoilmaggiordomo.wordpress.com/category/la-principa-politically-correct/ Qui tutte le avventure della principa politically correct.

 

Dritta alla Meta!

Una nuova avventura di Bi, principa politically correct e sostenitrice di tutto ciò che è buono e giusto, basta che sia trendy. Oggi, come dicono i giornali, abbiamo una canicola assassina con invasione di infradito (che orrore), ma Bi non si fa spaventare dall’umidità percepita ed è pronta al sacrifizio in quanto membro orgoglioso della community. Quale community: la società? Nooo, la tribù di tiktok!

Essendo principa, la nostra giovane e regale virgulta vive in un castello. Niente di pretenzioso: un paio di torri, un paio di guglie, un ponte levatoio, trentadue camere da letto, venticinque bagni e corridoi a perdita d’occhio, come in qualsiasi abitazione di qualsiasi umano dei nostri giorni.

Su tiktok ha visto che i suoi influencer preferiti –la quindicenne con le orecchie da elfo che si sente elfo, i gemelli barbuti (lei donna che si sente uomo e lui uomo che si sente donna), la giovine con le poppe al vento che legge la lista della spesa e I promessi sposi in stampatelloe, Kim Kardashian, la morosa di Damiana dei Molestin e i cani dei Ferragnez- fanno la challenge: stai senza condizionatore con 40° e senza depilarti le ascelle.

Commossa nel profondo dal messaggio sotteso che la challenge rappresenta (#vinci contro Putin, contro il climaX change e contro lo stereotipo femminile in una sola mossa, tié), Bi non ha indugi e ordina alla servitù di spegnere l’aria immantinente, indi corre a verificare la peluria sottobraccio. Soddisfatta e fiera di sé, si piazza a mezzodì sul torrione esposto al sole, pronta a condividere l’evento con una story.

Mentre è china sul suo Apple, intenta a copiare frasi celebri dal sito aforismi.it spacciandole come proprie, alcune goccioline scendono dalle sue gote rosse come il sangue (di plebe, poiché il suo, di sangue, è ovviamente blu) e si depositano sui tasti cancelletto e asterisco: “Lacrime?”, pensa la nostra piccola sognatrice: “Troppo emozionata per la challenge?”. Colta da una vertigine, Bi sente la propria determinazione vacillare; arraffa il telecomando del condizionatore, ma un selfie di Piero Pelù sudato, in mutande e mascherina, la riporta alla cruda realtà. Con rinnovato coraggio, la principa dalla pelle bianca come un ucraino e le gote rosse come la plebe trova la quadratura del cerchio: la Jacuzzi.

Stravaccata in acqua a produrre altrettante bolle con mezzi propri, Bi si domanda per quanto tempo dovrà resistere per vincere la challenge: ben un quarto d’ora è passato, e i polpastrelli sono ormai grinzosi come la faccia di Grimilde quando si trasforma in velenosa vegana.

“Ora capisco i martiri, pronti a sacrificare anche la vita per difendere i diritti fondamentali quali la pace, i bimbi in Africa, i gattini, lo schwa… Credo di aver dato grande prova di resistenza, ma stasera ho una pizzata al ristorante di Briatore e non posso sudare nel mio tubino Chanel… “.

La nostra si strugge per quasi un minuto e infine, stremata, trova la soluzione: Meta!

“Sarà il mio avatar a continuare la challenge mentre io mi sparo una Margherita con finta bufala di tofu e scarabei di Pantelleria! Nessuno si accorgerà della differenza: sono o non sono un genio?”

Un’ultima, spumeggiante esplosione di bollicine precede l’uscita della principa dalla Jacuzzi, accompagnata dall’ordine perentorio di riaccendere l’aria condizionata a pieno regime.

“Metaverso, prepara la challenge! Briatore, prepara la pizza!”

Nel prossimo episodio: Bi e il Metaverso. Dura la vita dell’avatar!

Bi is back!

 

Vi ricordate la principa politically correct? Veemente sostenitrice del green e di Greta, del body positivity, delle quote rosa, del black lives matter, della carta di credito gold e non degli spicci contanti e anche del boh, a seconda di cosa legge su tiktok.

Molti mesi sono trascorsi dalla sua ultima avventura tra i trifogli, e oggi è fiera sostenitrice del #non fate la guerra se siete russi, #meglio puzza che putin, #bevo solo diet coke per risparmiare acqua e salvare il pianeta, #compro la ibrida per salvare il pianeta, #vado al concerto di jovanotti e non salvo il pianeta ma solo stasera.

Oggi, la nostra principa si sente non binaria. Non sa ancora bene il why e il because, ma se tutti postano arcobaleni ci sarà un motivo. Ha deciso di cancellare il suo nome di battesimo, peggio del peccato originale, e si fa chiamare soltanto Bi. Come bisex, come bisturi, bicicletta e bicipite, bilingue e binario.

“Nomen omen”, ha letto su una maglietta, ma non ha colto subito. Allora ha chiesto la traduzione su facebook a uno colto che ha colto, e ha deciso di fare ancora più suo l’appellativo scelto: “Io sono Bi, ma è solo l’inizio, un’abbreviazione del mio vero Io che viene dopo i puntini. I puntini sono sospensioni, liquida fluidità nel complesso mondo interiore che possiedo, petaloso e fragile. Tutti mi vedono come una principessa dal sonno facile, baciata a tradimento da un tipo dalla mascolinità tossica, ma io sono molto altro. Nulla mi definisce, poiché ieri amavo i gattini e vestivo di pink, ma oggi percepisco spinte sconosciute, voglia di vento tra i capelli e ispido sulle guance. Mi vogliono sposata al principe che mi scruta le labbra scarlatte ma anela al rossetto: ha fatto outing con un tweet, e ora sculetta sui carri lungo le vie del Pride. Ma anch’io voglio abbracciare la mia libertà, la bellezza di essere non solo donna ma anche qualcosa che ancora non so ma è certo di più e meglio. Mi scopro a osservare Grimilde la stronza, perfida queer dal cuore nero come il suo mantello. Stronza ma splendida. Palpito. Tremo. E sorrido. Ieri non potevo perché il mondo era brutto e cattivo e non era dem. Oggi non passo. Oggi posso”.

Continua? Boh.

Nessuna correlazione

State attenti a chi seguite, perché non saprete mai dove vi condurrà.

-Mark Hancock, studente della terza onda-

Tratto da: Dissipatio, La terza onda.

Nel 1967 Ron Jones è un giovane professore di storia e letteratura alla Cubberley High School di Palo Alto e, come molti i suoi coetanei, è un idealista e un sognatore. Figlio di quei tempi furiosamente anticonformisti che furono i Sixties, caratterizzati dal rifiuto delle regole e da uno stile di vita spirituale e libero, Ron è un professore atipico in quella scuola a tradizione conservatrice. Cerca subito di instaurare un clima più amichevole e confidenziale con i suoi studenti, si fa chiamare Ronny e durante le sue lezioni cerca di coinvolgere in dibattiti i suoi studenti, cercando di far sbocciare soprattutto la loro sfera emotiva.

Siamo nella prima settimana di aprile e Ron è alle prese con una lezione che lo sta mettendo in difficoltà. Deve parlare ai suoi studenti dei regimi totalitari in Europa, nazismo e fascismo, ma non riesce a coinvolgerli: nulla di quello che dice arriva alle loro giovani menti, che al contrario trovano inverosimile che un intero popolo abbia potuto per così tanto tempo accettare quell’orrore, che dovevano essere per forza ignari di tutto ciò. Ron allora ha un’illuminazione: se, per spiegare loro come un popolo possa sottomettersi totalmente in nome di un’idea di ordine e progresso libri e tesine non sono efficaci, allora è lecito tentare con un esempio pratico che li veda coinvolti direttamente.

La mattina seguente, allora, appena entrato in classe con gli studenti, comunicò loro l’inizio di questa specie di gioco, impartendo una serie di regole. Non potevano più sedersi dove e come volevano, non potevano più intervenire liberamente o interrompere la lezione, non potevano più chiamarlo Ronny, ma, per quel giorno sarebbero dovuti entrare in classe ordinati e silenziosi, sedere a determinati posti scelti da lui, stare seduti composti e a braccia conserte, avrebbero dovuto chiamarlo Mr Jones e avrebbero potuto porre quesiti solo con tre parole. Addirittura, Ron fece fare più volte delle prove finché i ragazzi non entrarono in classe silenziosi e marziali.

Inizialmente riteneva che i suoi studenti non l’avrebbero preso sul serio, ma con suo grande stupore vide che invece loro seguirono alla lettera ogni sua indicazione. Forse incuriositi dallo strano gioco, rimasero attenti e rispettosi a seguire la lezione, generando anche un miglioramento nel profitto generale della classe. Al che, Ron pensò di proseguire l’esperimento e portarlo a un livello successivo. Infatti il secondo giorno, dopo l’ingresso ordinato e rispettoso degli studenti, comunicò altre importati disposizioni. Innanzitutto loro non erano dei banali studenti di liceo, ma facevano parte di un movimento chiamato “La Terza Onda”, chiamata così perché quando le onde arrivano in serie la terza è sempre la più potente, e i suoi membri avrebbero necessitato di una divisa per essere riconoscibili – una camicia bianca con un jeans – di un tesserino per essere identificabili e un saluto per sentirsi fratelli. Questo gesto consisteva nell’estensione del braccio, con similitudini alquanto preoccupanti col saluto nazista.

Mr Jones non impone solo uno stile, un dress code, ma anche un ideale e un motto:

Forza attraverso la disciplina, forza attraverso l’unione, forza attraverso l’azione, forza attraverso l’orgoglio.

Ma soprattutto il professore introduce uno scopo: obbedire, seguire ciecamente il leader, cioè lui stesso. L’esperimento si rivela a quel punto interessante e molto utile per esplicare la lezione sui totalitarismi; sembra poco più di un gioco, ma di lì a poco rivelerà aspetti inquietanti. Il terzo giorno non c’erano più solo i trenta studenti iniziali, ma se ne aggiunsero altri tredici da altre classi; probabilmente la notizia si stava spargendo nella scuola e molti altri avrebbero voluto entrare a far parte del movimento. A preoccupare era però l’eccesso di zelo e l’assenza di alcuna individualità da parte degli studenti dell’eseguire gli ordini di Mr Jones. A quel punto la loro reale convinzione era che quello non fosse un esperimento, ma qualcosa di realmente reale e grandioso.

Alla fine della giornata le camicie bianche arrivarono a duecento. Sembravano pronti a tutto, questi esponenti della Terza Onda, arrivarono a formare un gruppo interno incaricato di selezionare gli aspiranti nuovi membri, che sarebbero entrati attraverso un rito d’iniziazione. Costituirono addirittura un servizio d’ordine per impedire che intrusi o contestatori potessero disturbare o interrompere il leader durante le sue lezioni. Una sottomissione cieca in assenza di spirito critico che sembrava aver trasformato degli adolescenti in membri del terzo Reich.

Le proporzioni del problema iniziarono a notarle gli altri professori, che vedendo questi ragazzi in camicia bianca contestare le loro lezioni ed entrare in conflitto con gli altri, decisero di parlarne a Ron. Il professore era altrettanto preoccupato perché vedeva che l’indottrinamento aveva raggiunto il picco massimo: le camicie bianche arrivarono a denunciare quei membri ritenuti da non abbastanza ossequiosi, chiedendo pene esemplari. Il professore capì che premendo su alcuni tasti della giovane e sensibile psiche di quei ragazzi, utilizzando il proprio carisma e il fascino di regole strumentali a un fine superiore, aveva ricreato le dinamiche della Germania degli anni Trenta. Ma capì anche che era ora di porre fine a tutto, prima che avvenisse il peggio.

 

La mattina del quarto giorno convocò tutti i membri della Terza Onda in classe per un’importante comunicazione e si ritrovò dinanzi duecento camicie bianche, tutte in riga. Lui invece era alla cattedra con un televisore acceso, ma senza segnale. Comunicò ai ragazzi che il leader mondiale del movimento stava per fare un comizio in cui avrebbe annunciato la propria candidatura alla presidenza degli Stati Uniti, generando tensione altissima nell’aula, ma la sorpresa per i militanti fu grande. Infatti, dopo pochi secondi apparve sullo schermo un documentario sul nazismo e su Adolf Hitler.

Prontamente Ron prese la parola per spiegare ai ragazzi che tutto quello che avevano vissuto non era reale: la Terza Onda non esisteva e, comunque, ecco spiegate le dinamiche che spingono un popolo tra le braccia della bestia. La reazione dei ragazzi fu inizialmente una totale delusione mista a rabbia – che inizialmente porterà qualcuno ad aver bisogno di sedute dallo psicologo – ma la maggior parte di loro tornerà semplicemente alla vita precedente, così come il loro ex leader, che tornerà a essere il solito professore stravagante.

Non catalogato ufficialmente come esperimento sociale, il caso della Terza Onda rappresenta però un insegnamento ancora attualissimo in una società così facilmente influenzabile dalle fake news, dove la maggior parte dei cittadini vive una condizione d’ignoranza funzionale che impedisce di comprendere il significato di un testo dal linguaggio tecnico, o solo particolarmente forbito. Se a ciò aggiungiamo uno stato di totale smarrimento ideologico e valoriale, un quadro degradante dei costumi e dell’economia, appare chiaro che l’attenzione verso il rischio di una tale deriva non deve calare. Perché, come sosteneva Freud:

La folla è un gregge docile incapace di vivere senza un padrone. È talmente desiderosa di obbedire che si sottomette istintivamente a colui che le si pone a capo.

Questo è il sito creato da alcuni studenti che fecero parte dell’esperimento: The wavehome.com 

L’onda, film tedesco ispirato dall’esperimento di Palo Alto.

Promosso

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“E’ un così bravo bambino, tanto, tanto obbediente!”.

“Va tanto bene a scuola, sa a memoria tutte le tabelline e ha pure dieci in condotta!”.

Promosso.

 Lavati i denti, fai i compiti, non rispondere male, saluta la maestra, tieni in ordine la tua stanza, vai al catechismo, non fare tardi la sera, fatti il fidanzato, trovati un lavoro, sposati, fai figli, falli studiare, lavarsi i denti, farsi il fidanzato, sposarsi, fare figli.

Promosso.

Non avanzare il cibo, pensa ai bambini in Africa, impara a memoria il nome di tutti i presidenti, guarda il tg, non ti piace leggere ma compra almeno un quotidiano, informati, impara da chi ne sa, chiedi al dottore, chiedi all’avvocato, chiedi allo specialista, impara il senso civico, segui le regole, fai il tuo dovere, fai la tua parte, saluta la maestra, accendi la tv, mangia etico, lavati i denti, devi dimagrire, devi ingrassare, vai al catechismo, hai la febbre, prendi l’aspirina, la tachipirina.

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Metti la suppostina, metti la mascherina, apri facebook, scrivi un tweet, posta instagram, fai un tik-tok, fai una tac, fai la dad, impara a memoria, guarda quark, c’è sanremo, c’è fabi fazi, c’è taffazzi, leggi murgia, poi saviano, guarda grillo, vota grillo, mangia i grilli, fatti il fidanzato, poi la fidanzata, non metterti i tacchi, metti i tacchi, love iuesei, sogna rem, ama i dem, copriti, distanziati, fatti un vax, non farti un novax, scarica il paz, fatti uno spritz, scrivi il dettato, cancella con la gomma, cos’hai sotto la gonna, cancella con la gomma ciò che c’hai sotto la gonna, ama, mangia, bevi, odia.

Promosso.

Fatti un’idea, non avere idea, compra all’ikea, ama il green paz, ama la pax, metti un russo in ogni cannone, odia il russo e fatti un cannone, vacanze a kiev, ascolta i maneskin dal vivo a mariupol, spegni il gas, attaccati al gas, attaccati al bus, compra un maglione fatti un cannone, fatti un tampone, vai a ripetizione, prendi un bel voto, fatti un cannone, fatti una dose, rimettiti in pista, fatti una pista, asfalta un complottista, metti una sera a cena, metti una ffp2 a cena, lavati i denti, prova a fare figli, arriva a sera, non fare tardi a cena, la sera -se poi ci arrivi- alla sera, mangia i grilli, mangia farfalle, hai le farfalle nello stomaco, hai un colpo al cuore, non perdi un colpo, non hai colpa se perdi un colpo, ti è venuto un colpo.

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